17 novembre BasilicataShire

Vorrei, non vorrei, ma se vuoi

No di qua, no di là. No al petrolio, no alla Fiat, no alle discariche (ovviamente), no alle industrie.

La Basilicata è tutta un no.

Un no dalla cosiddetta società civile, un no dai cosiddetti “opinion leader” (quelli delle piazze, quelli avvinazzati dei bar e quelli sovreccitati dei social) , un no corale dalla cosiddetta politica.

Tuttavia a prescindere dalle ragioni che ognuno esprime legittimamente, l’effetto è che alla fine qualcun altro decide per i lucani.

E’ espropriazione, sostituzione, commissariamento, come si lamentano i lucani?

Decidere costa: quella che una volta si chiamava sintesi politica a forza di tweet e banalità varie è diventata la sintesi delle banalità. La politica corre dietro a chi la spara più grande, e a sparare in grande sono tanti.

Quello che ai lucani sfugge è che su alcune grandi questioni – a cominciare dal petrolio – dire no e basta non è sufficiente, anzi proprio non si può dire.

Perché?

Perché gli interessi, non solo economici, sono enormi.

Una volta si diceva che le nelle questioni più spinose bisognava “scavalcare a sinistra”. Perché si presupponeva che c’era una risposta politica capace di dare una soluzione.

Ora noi diciamo no.

Non è “pop” dire sì, non è “pop” dire facciamo così.

Ma piaccia o non piaccia la strada per conservare la propria autonomia (e rafforzarla) è fatta di proposte vere e praticabili. Di politica che ha una direzione, una visione o anche semplicemente un senso.

Certo ci sono questioni spinose: il petrolio, è una di queste. Ma è sufficiente dire no per sperare che il mondo intorno a noi si fermi e accolga gioioso la nostra decisione?

Il mondo non si ferma, va avanti.

E noi rischiamo di essere pesati per i numeri che esprimiamo.

Rassegnamoci: o funzioniamo meglio di altri, o ci facciamo venire idee più avanzate di altri, o affrontiamo le questioni senza ideologia oppure finirà sempre peggio di come noi immaginiamo.

E non serve avere dei cortigiani a Roma per garantirsi qualcosa.

Nei momenti topici il re si ritira con i consiglieri, i cortigiani restano fuori la porta.