Politica Sottani

Pd, il ritorno dello stratega della sconfitta della Dc

Tonio Boccia con Vito Santarsiero

È tornato Tonio Boccia.

Lo stratega degli anni ’80-’90. L’ultimo forse dei cavalli di razza della Dc lucana.

Boccia ha scalato il potere negli anni ’80 per approdare alla presidenza della Regione Basilicata nel 1990 (e fino al 1995) mettendo scientificamente in fila i tasselli per la “sua” presidenza: uno dopo l’altro nei palazzi allora di via Addone e in quelli delle numerose controllate regionali, oltre che naturalmente nella Dc (dove sapeva che senza controllo sarebbe durato ben poco) Boccia ha piazzato uomini di sua strettissima osservanza.

Il rapporto con Boccia era (e per alcuni, visti i posti di potere distribuiti e che sono sopravvissuti alla sua presidenza, è ancora) una fede: “Tonio dice, per Tonio sarebbe meglio”.

Moralmente integerrimo, quasi monastico, ruvido e democristianamente arrogante, di Boccia è famosa la sua sfortunata battuta che non pochi detrattori gli procurò: “Finora avete camminato con le mie scarpe (alludendo allo storico negozio di calzature di famiglia in via Pretoria), ora camminerete con le mie idee”.

Idee che, per la verità, non sono ricordate del pari che la sua infelice frase.

E’ ricordato per lo più per il tempo perso nell’inutile guerra dell’acqua quando, antesignano, voleva staccare la Basilicata dall’Acquedotto Pugliese, creando l’inutile Ergal.

A Boccia, infaticabile lavoratore, dal terzo piano di Via Addone non sfuggiva nulla: la gestione del potere era totale. Non c’era un “posto” che non era nel mirino di Tonio.

L’amministrazione era delegata al capo di gabinetto, Pietro Grassi, uomo di elevatissime qualità, conoscitore nei particolari minimi della macchina amministrativa. Grassi, tuttavia, morì lasciando scoperto quel delicato versante.

La sua presidenza però fu anche la più sfortunata. Il periodo 1990-1995 è quello di Tangentopoli – che non lo riguardò minimamente – ma che portò alla scomparsa della Dc e alla nascita della Seconda Repubblica.

Mondo nel quale non si ritrovava. Non si ritrovava soprattutto nel rapporto con il Pci, definito sempre sprezzantemente. Si tenne fuori dalla nascita del centrosinistra che con Raffaele Di Nardo vinse sorprendentemente le elezioni regionali del 1995.

Di Nardo: non c’era nulla più agli antipodi rispetto a Boccia. Il Nostro trovò spazio alla Camera nel listino del proporzionale, felice intuizione per evitargli di rovinare qualche collegio con l’uno contro uno.

E alla Camera di distinse, soprattutto, nel certosino lavoro d’aula. Il suo mondo, quello della post Dc: il regolamento.

Poi l’addio alla politica: troppo diverso quel mondo rispetto a chi era cresciuto nella Dc e nel mondo delle ideologie.

Dal 2008 in rete è presente un video di una delle migliori interpretazioni di “Chi gnamma da’ a maglia a la zita” con quasi 4mila visualizzazioni e ben tre “mi piace”

L’apparizione di Tonio Boccia nel proscenio delle elezioni del segretario del Pd non può, considerato l’uomo, essere casuale e merita di esser segnalata.

Boccia prima, abbastanza curiosamente, si è fatto fotografare con Vittoria Purtusiello, candidata in quota Lacorazza-Emiliano, poi in prima fila all’adunata dell’ex sindaco di Potenza e consigliere regionale, Vito Santarsiero.

Addirittura aveva pensato di candidarsi lui stesso e aveva vaticinato che era inopportuna la candidatura di un consigliere regionale alla guida del partito.

Ma, come spesso gli accadeva, ha cambiato idea.