BasilicataShire Economix Import/Export

Innovazione: strumenti automatici o valutativi?

A proposito di innovazione in Basilicata

Nella precedente programmazione comunitaria 2007-2013, la Regione Basilicata con i fondi del FESR ha emanato 4 avvisi per l’innovazione e la ricerca, finanziato 182 progetti ed erogato circa 38 milioni e 400 mila euro. Sono stati finanziati interessanti progetti di ricerca, sviluppati nuovi prodotti e nuovi processi produttivi, è stato possibile acquistare nuovi macchinari più innovativi e con un maggior grado di innovazione.

Tutto questo è sufficiente per dire che il sistema ha funzionato?

La riflessione oggi è improcrastinabile visti i nuovi avvisi regionali già pubblicati sia con i fondi FESR sia con i fondi del Patto per la Basilicata e vista l’attesa per l’avviso Industria 4.0: ha senso continuare a erogare contributi con modalità analoghe alla precedente programmazione? È invece possibile scegliere misure di tipo automatico anziché valutativo?

Cominciamo da un breve excursus dei quattro avvisi.

I) Il primo avviso del 2009 (DGR 1904/2009) è un avviso generalista, che finanzia tutte le possibili innovazioni e consente sia la ristrutturazione o costruzione del capannone sia l’acquisto di macchinari, oltre alle possibili e varie consulenze (contributo massimo di 1 milione di euro a progetto).

Qual è stata la debolezza di questa misura di sostegno all’innovazione? Le troppe aspettative. Essendo il primo avviso destinato alle imprese della programmazione 2007-2013 c’era grande attesa. Era possibile presentare domanda mediante candidatura telematica sulla piattaforma regionale a partire da un giorno e ora determinati: il sistema è andato in tilt. Altro aspetto negativo è stato subordinare l’ottenimento del contributo all’incremento occupazionale. L’incremento occupazionale raggiunto alla certificazione dei fondi è stato di 410 unità lavorative. Ma l’incremento è stato mantenuto dopo l’anno a regime? Non si sa, forse no, perché la tipologia di investimento e l’incremento di personale non presentavano alcun collegamento. Le aziende, nonostante al momento della presentazione della domanda si dichiarassero disposte ad assumere, hanno poi incontrato difficoltà, peggiorate del fatto che si sono trovate ad affrontare in pieno la crisi economica.

II) Il secondo avviso è dell’anno successivo (DGR 2183/2010) e prevede un contributo molto più ridotto (massimo 300 mila euro a progetto). Anche questo è piuttosto generalista. Il grado di innovatività è stato valutato da esperti del MIUR. Presenta due aspetti positivi: il privilegiare progetti frutto della collaborazione con università o con laboratori/enti di ricerca e l’idea di introdurre una sorta di temporary mananger per agevolare l’introduzione dell’innovazione nell’impresa.

L’intenzione del legislatore era creare un collegamento tra l’impresa e il giovane di talento. Qual è stato l’elemento negativo? L’errore è stato collegare a questa spesa anche un punteggio: volendo spingere all’utilizzo del servizio, le imprese che decidevano di prevedere l’accompagnamento all’innovazione nel proprio piano di investimento, oltre al contributo, ottenevano un ulteriore punteggio in fase di valutazione. Poiché non era facile raggiungere la soglia minima di ammissibilità, le imprese hanno inserito il servizio anche quando forse non lo ritenevano necessario senza, dunque, ben utilizzarlo in seguito.

III e IV) E arriviamo agli ultimi due avvisi gemelli, uno per l’intero territorio lucano (DGR 834/2013) e un altro per le imprese con sede nella città di Potenza (DGR 1067/2013). Con questo avviso la Regione decide di finanziare progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale fino alla definizione del prototipo. Il punto è che la Regione non ci ha creduto veramente. Ha pubblicato l’Avviso nel 2013 l’ultimo anno di programmazione.

La ricerca per svilupparsi ha bisogno dei suoi tempi. Invece tra i tempi di presentazione, i tempi di valutazione e i tempi dati alle imprese per presentare la documentazione pre-contratto, il tempo lasciato alla ricerca si è ridotto molto in alcuni casi e moltissimo nei casi delle aziende entrate in scorrimento, ossia ammesse grazie alle maggiori risorse messe a disposizione in una seconda fase. Diverse aziende sono state costrette a rinunciare e altre hanno dovuto ridurre il programma, eliminando dal progetto la sperimentazione o la prototipazione, ridimensionando i test o gli obiettivi.

Al di là dei punti di forza e di debolezza degli Avvisi, di ciò che ha o meno funzionato, è opportuno finanziare nuovi investimenti in impresa già esistenti con l’attuale sistema di valutazione applicato dalla Regione Basilicata? Non esistono sistemi di intervento che vadano bene in tutti i casi.

Limitando l’analisi a sistemi di incentivazione a imprese già esistenti e diretti a promuovere l’innovazione e la ricerca ha senso continuare con tale modalità?

Vediamo i tre gradi di valutazione:

  • ricevibilità (sono rispettati i tempi di inoltro e c’è la documentazione minima);
  • accoglibilità (sono rispettati i requisiti formali di accesso);
  • merito (assegnazione di punteggi e verifica per l’ammissibilità del raggiungimento di una soglia minima).

Quando si valuta un progetto si offre all’imprenditore un sostegno in più: c’è un terzo soggetto che ha deciso di puntare sul progetto, un terzo soggetto che, non avendo partecipato alla fase di ideazione, non si è innamorato del progetto e mantiene un’indipendenza di giudizio.

Una valutazione effettiva sulle scelte innovative all’interno delle imprese, però, implicherebbe l’acquisizione di molte informazioni e una notevole invasività nella vita dell’impresa. Ciò va contro l’idea dei tempi di valutazione contenuti e di dossier di candidatura snelli. Non sarebbe accettata dagli imprenditore per una valutazione effettuata da un soggetto pubblico, mentre probabilmente sarebbe considerata normale se a valutare fosse un privato.

L’alternativa è offerta degli strumenti automatici introdotti a livello nazionale dal Ministero dello Sviluppo Economico, super ammortamenti (140%) e iper ammortamenti (250%). Molto più veloci, efficaci e forse anche più sensati.

Che cosa sono e come funzionano?

  • l’impresa compra i beni;
  • in fase di redazione del bilancio usufruisce di un abbattimento delle imposte;
  • è sufficiente, nel caso di beni superiori ai 500 mila euro, allegare una perizia che ne attesti le caratteristiche per includerlo negli elenchi dei beni che possono usufruire di uno dei due benefici.

Per la ricerca, invece, il Ministero ha pensato a un credito di imposta del 50% sulla ricerca incrementale.

Con questi strumenti di agevolazione automatici sicuramente dal lato dell’imprenditore si eliminano i tempi d’attesa, i costi della presentazione delle domande, l’incertezza di ottenere il contributo; dal lato del soggetto erogatore del contributo si riducono i costi della valutazione a favore di maggiori risorse per l’informazione e l’assistenza e per i controlli nelle imprese, ma si perde la possibilità di scegliere i soggetti destinatari dell’erogazione.

A fronte di questo risparmio l’imprenditore lucano ottiene un contributo più basso. Mi spiego:

a) minore base su cui calcolare il contributo. Con i progetti stile Regione Basilicata, per intenderci, l’imprenditore può ottenere non solo il contributo sul macchinario, ma anche per la ristrutturazione dell’immobile, per l’adeguamento dell’impianto elettrico, per il consulente che l’aiuta nella messa in opera del nuovo macchinario, per la consulenza sulle ricadute di mercato. Gli incentivi automatici proposti dal MISE, invece, agevolano solo il bene, in iper o super ammortamento dipende dalle tipologie. Nel caso della ricerca, il Ministero riconosce il credito di imposta del 50% (fino ad massimo di 20 milioni l’anno) solo per la ricerca incrementale, ossia quella che l’imprenditore fa in più rispetto alla media delle spese in Ricerca e Sviluppo del periodo 2012-2014, mentre la Regione Basilicata con gli avvisi ricerca ha finanziato l’intero progetto di ricerca.

b) minori percentuali di contributo. L’Agenzia delle Entrate ha calcato nel caso di un investimento di un milione di euro, un risparmio sul costo del 9,6% nel caso del super ammortamento e del 36% nel caso dell’iper ammortamento. Con i nuovi massimali (programmazione 2014-202) per gli aiuti a finalità regionale in deroga per la Basilicata si può arrivare ad un contributo in conto impianti del 45% per le piccole imprese, del 35% per le medie e 25% per le grandi imprese.

E allora facciamo un altro passo avanti nel nostro ragionamento. Semplificando, di cosa hanno bisogno gli imprenditori? Velocità e liquidità. 

Gli imprenditori possono trovarsi in due condizioni:

  • hanno i fondi per anticipare gli investimenti in innovazione e ricerca ma con un aiuto pubblico possono farne di più e trovano conveniente non avere tempi lunghi di attesa. Per questa categoria sicuramente vanno bene gli strumenti del MISE. Il minore contributo rispetto ai bandi regionali è compensato dai minori costi;
  • non hanno la liquidità necessaria per anticipare gli investimenti e in questo caso non vanno bene entrambe le modalità, né la modalità MISE né la modalità Regione.

Ci vengono incontro altri strumenti, che non rientrano nella tipologia degli automatici:

  • sul territorio lucano abbiamo fatto l’esperienza dei microcrediti (piccoli prestiti erogati alla firma del contratto a tasso zero e restituzione in cinque anni), erogati nella programmazione 2007-2013 con il Fondo Sociale Europeo solo a particolari categorie svantaggiate di soggetti, ma che con opportuni cambiamenti potrebbero essere proposti ad altri target;
  • a livello nazionale, la buona sempreverde legge Sabatini, che prevede l’erogazione di un prestito tramite l’intermediario bancario e l’abbattimento da parte del MISE di una parte degli interessi.

Gli strumenti a disposizione del Legislatore, insomma, sono molteplici e le combinazioni possibili per far fronte ai bisogni delle imprese lo sono altrettanto. Bisognerebbe solo aver un po’ di coraggio ed uscire dalle strade già battute.