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Il senno del poi

Cosa scopriremmo se andassimo a rileggere i dati dell’economia lucana del 2008 o del 2009?

Scopriremmo che le cose non andavano eccezionalmente meglio in Basilicata, che il settore delle costruzioni la faceva da padrone, che l’agroalimentare mostrava segnali positivi, che il mobile imbottito era già in crisi e che l’automotive alterava tutti i risultati facendoci credere una regione felice, che si preparava ad uscire dall’obiettivo convergenza, prima della Campania, della Sicilia e della Puglia.

Queste informazioni ci servono per guardare avanti, perché non ci sono tempi migliori da ricordare con nostalgia, né un passato industriale da vagheggiare.

Non è auspicabile che si ritorni al periodo da pre-crisi, bisogna solo rimboccarsi le maniche e rendere questa regione competitiva. Ciò non si fa immaginando un mondo perfetto da sovrapporre all’attuale, ma analizzando e cercando di capire il nostro territorio e le nostre radici e partendo proprio dai settori che forse sono maggiormente nell’indole del popolo lucano.

Mi viene in mente una bella espressione inglese the wisdow of hindsight, il senno del poi. Rivoltando l’espressione al negativo abbiamo the folly of foresight, la dissennatezza del prima, molto bella perché indica l’inatteso. Questo si accompagna bene al mio rifiuto di ogni pretesa di predire come andranno le cose, pretesa che io ritengo semplicemente folle. Malgrado la follia, però, bisogna tentare.” (Albert O. Hirschman, Passaggi di frontiera. I luoghi e le idee di un percorso di vita, 1994 Donzelli Editore, Roma)

La Basilicata, essendo una regione fondamentalmente e storicamente povera non ha fatto dell’industria del lusso il proprio centro produttivo. La Basilicata non ha storia nella produzione di abbigliamento sartoriale, non c’è una tradizione orafa.

E allora? Quando uno straniero guarda all’Italia, pensa soltanto al lusso? Sembra proprio di no. Italia vuol dire anche magia, storia ed eleganza. E se i lucani partissero da ciò? Dalla propria storia, dalla bellezza, dalla sobrietà, dall’eleganza non ostentata?

Il turismo potrebbe essere il punto di partenza, un turismo che coniuga la bellezza e l’eleganza con le tradizione culinarie, quindi guardando proprio a quell’industria alimentare che in periodo pre crisi o all’inizio della crisi timidamente sembrava reggere.

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Quali sono le iniziative che nel 2011 secondo l’ISTAT occupano più addetti? Quello che emerge è forse proprio quello che ci aspettiamo.

In Basilicata ogni 100 addetti occupati 29 sono assunti nel manifatturiero, 18 si occupano di commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazioni autoveicoli e motocicli e 17 di costruzioni. E il turismo? Le attività dei servizi di alloggio e ristorazione incidono per il 7,38% (quarta in termini di occupati) mentre le attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento incidono solo per lo 0,65%. Spostando la nostra attenzione sul manifatturiero, scopriamo che dei 29, 3 sono assunti nell’agroalimentare. Sembra poco? Non lo è. Perché ad eccezione degli assunti nelle imprese che si occupano della “fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e autorimorchi” (10,53% sul totale degli addetti), l’agroalimentare con il suo 3,40% è al secondo posto, seguito dal 3,21% delle imprese che si occupano della fabbricazione di mobili, la restante parte è fortemente distribuita tra diverse produzioni.

Cosa si produce in Basilicata? Qual è il peso della diverse produzioni alimentari?

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