Design Pret a Porter

Le scarpe di Gianfranco Montano: l’impronta del design made in Basilicata

Nella bottega di Montano

L’inebriante profumo del cuoio, il rumore degli attrezzi. Inizia così la storia di Gianfranco Montano. Un “salto” nelle sensazioni e nei ricordi di un bambino cresciuto in un piccolo paesino dell’entroterra lucano, Sant’Arcangelo, nella bottega dello zio calzolaio.

Nasce proprio lì la sua passione per le calzature, in quel luogo dagli odori forti e dai colori cupi. Il luogo di un mestiere antico e affascinante che ci riporta indietro in un tempo in cui la scarpa era un bene prezioso e ripararla, per farla durare, diventava indispensabile. Spinto dalla voglia di restare nella sua terra e di proseguire la tradizione dello zio Vincenzo, da cui ha imparato i trucchi del mestiere, ha iniziato prima riparandole.

Oggi, nella sua Bottega del calzolaio (in via Isabella Morra, a Sant’Arcangelo), è riuscito a realizzare il suo sogno più grande, disegnare e creare scarpe maschili su misura.

Gianfranco Montano è molto più di un calzolaio, nel suo paese è conosciuto come l’artista delle scarpe. Io, a questo punto della sua storia, sono certa di non sbagliare a definirlo un designer di calzature. Sorridendo mi svela che per molti è soprattutto “colui che riesce a far osare“. Sì, perché oggi anche l’uomo, come la donna, sta imparando a osare nello stile e nel colore.

“Atterrati” nel dettaglio del processo creativo, la sensazione di trasformazione inizia dalle parole, prima che dalle cose. Termini quali colore, sperimentazione e innovazione, cancellano di colpo quell’immagine cupa della bottega a cui siamo abituati. La trasformano in un luogo luminoso, che ha aperto la finestra alla creatività, alla commistione dei materiali, alla ricerca della qualità, al design made in Italy.

Riscopro un elemento comune a tutti i designer che ho incontrato: l’importanza dell’iniziale approccio che si instaura con chi decide di scegliere un oggetto artigianale, che lo rappresenti. In questo caso, che gli calzi a pennello. La fase di conoscenza, quel rapporto di empatia che si crea con il committente è importante, quanto quella creativa, diventa il cuore del progetto stesso.

Alla fine, riesco a stupirmi piacevolmente di quanto le distanze – il limite con cui amaramente si convive in una realtà come la nostra – possano, invece, diventare una risorsa. Le tante richieste che arrivano da fuori regione o dall’estero non rappresentano un ostacolo al risultato finale. La fase della misurazione, quella più delicata, la può fare il cliente, da casa, dietro sua indicazione.

Poi, si può iniziare: la creazione del modello, la sua trasposizione su carta, la scelta del materiale, la cucitura e la tinteggiatura, sempre diversa, unica, perché ottenuta da una sua personale combinazione dei colori.

Serviranno circa 40 ore di lavoro per trasformare quelle forme in movimento. Circa 15 lucidature per arrivare a quell’oggetto apparentemente ai margini del nostro vestire, ma dal grande potere comunicativo.

Questo Gianfranco lo sa bene.

Sarà anche per questo che si è appassionato a questo accessorio nato soprattutto per proteggerci, che sa quando è giusto essere eleganti, quando è il caso di essere stravaganti, ma anche quanto è importante essere discreti, soprattutto quando parla agli altri di noi, del nostro modo di affrontare la vita, della nostra voglia di lasciare una traccia del nostro passaggio.

 

 

 

Le scarpe di Montano
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