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Residuo Fiscale: le incognite della Basilicata

Si chiama “Residuo Fiscale”. E’ la differenza tra le entrate fiscali che le Amministrazioni pubbliche prelevano da una determinata regione e le risorse che, invece, in quella regione vengono spese. In pratica: il saldo tra quanto si paga in tasse e quanto si riceve in spesa pubblica.

Il Residuo Fiscale determina il livello di autonomia delle Regioni, il loro grado di bisogno rispetto allo Stato o, in nome della solidarietà nazionale, di capacità di apporto. Per questo èuno dei grimaldelli del pensiero federalista.

E ad analizzare i numeri si capisce subito il perché.

Nel 2012, secondo lo studio realizzato da Scenarieconomici.it, il Nord presenta un Residuo Fiscale attivo per quasi 95 miliardi di Euro, l’Italia centrale di 8, il Mezzogiorno un passivo di 63.

La Lombardia da sola ha un saldo attivo di oltre 56,5 miliardi. Il Veneto poco meno di 15.

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Se guardiamo al Residuo Fiscale in % sul PIL il risultato non cambia: il Nord presenta un attivo dell’10,9% del PIL, l’Italia centrale il 2,4%, il Mezzogiorno un passivo del 17%.

La Lombardia da sola ottiene un saldo attivo del Residuo Fiscale pari al. Un dato considerevole se si pensa che la Catalogna con 8,1% minaccia la secessione mentre la Baviera è al 3,5%, il Baden-Wuttenberg al 4,4%

E la Basilicata? E’ opaca.

Ha un residuo fiscale negativo per 2 miliardi di euro. In % sul PIL peggio della Basilicata (-18,7%) fa solo la Calabria con -26%. Ogni lucano vale un residuo fiscale pari a –3.473 euro annui, anche qui siamo avanti solo alla Calabria che fa segnare -4.445 euro pro capite. La Lombardia +5.788 euro a persona.

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Sul dato lucano influiscono le diseconomie di scala della piccola dimensione ma è comunque evidente il forte divario in termini di sviluppo economico.

Due i temi.

Primo: quale sarebbe il Residuo Fiscale della Basilicata senza i proventi del petrolio che, come sappiamo, sono utilizzati anche per coprire parte della spesa corrente?

Secondo: il gettito fiscale locale è prodotto soprattutto dalle imprese. Ma i loro numeri in Basilicata sono bassi. Una regione come la nostra, da sempre poco orientata alla cultura industriale, sotto i colpi di una crisi come questa, fino a quando potrà resistere?