17 novembre BasilicataShire

Potenza al voto, i numeri e le incognite

Le elezioni del sindaco e del consiglio comunale di Potenza sembrano un sistema con un numero di incognite superiore alle equazioni che lo compongono. Cioè irrisolvibile. Il big bang del 2013 ha sparigliato completamente le carte. E lo ha fatto due volte. A febbraio (politiche) e novembre (regionali). Cercare di capire attraverso i numeri delle politiche e le regionali è come usare due alfabeti: il latino e il cirillico. Cominciamo dalla partecipazione al voto. Europee, politiche, regionali e comunali hanno comportamenti diversi.

Il 25 maggio – al netto delle Regionali del 2013 c’è il testa-coda della partecipazione al voto: le comunali il top, le europee il punto più basso. E poi le Europee sono sempre stato il voto di opinione, le comunali il voto del rione. Cioè lo stesso giorno si potrà avere contemporanemente quello che è successo a febbraio (politiche/opinione) e novembre (regionali/rione)? Che succederà a Potenza? Chi trascina chi? E’ chiaro che l’entità della partecipazione è determinante per l’esito del voto. Soprattutto il centrodestra (Fi continuerà a dimezzare i voti?) è sensibile al dato. Ma anche per il Pd il fenomeno comincia a essere importante. Una bassa partecipazione – è opinione generale – favorirebbe solo i 5 Stelle che hanno un elettorato più “appassionato”.

Poi c’è la questione delle schede nulle e bianche: nel 2013 con le regionali c’è stato il nuovo record a quota 2.700. Quanto peseranno? Forse meno, vista la campagna elettorale asfissiante dei 608 candidati e delle loro agguerrite famiglie?. E’ chiaro – vedendo i numeri del passato – che più liste ci sono, più voti arriveranno al candidato sindaco. Ma anche questa affermazione è messa in dubbio dalla qualità della composizione delle liste in termini di attrazione del consenso da parte dei candidati. In sostanza bisogna capire quanto valgono i candidati messi a riempire le liste nei giorni successivi alle spaccature sia nel centrosinistra sia nel centrodestra.

Andiamo avanti. Il dubbio che più assale gli “spin doctor” potentini è il rapporto tra il voto per le europee e quello per le comunali. E cioè soprattutto se il movimento 5 Stelle avrà un risultato sul modello delle politiche o sul modello delle regionali. Tra i due ci sono 7mila voti di differenza. Numeri da cambiare completamente l’esito del voto. Il M5S era dato dagli ultimi sondaggi prima del blackout in grande spolvero in tutto il Sud (addirittura primo partito). Al Comune ha presentato una lista di soli 22 candidati. Ci sarà un voto disgiunto europee/comunali? E, infine, quanto valgono le spaccature nel centrosinistra Petrone/Falotico e nel centrodestra Cannizzaro/De Luca?