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La Potenza possibile

 

di  Paolo Albano

C’è una città  che vive nella più normale delle normalità: cammina su marciapiedi interrotti, evita fossi, si inerpica tra i palazzi, l’uno dietro l’altro, si ferma alle pensiline invano, aspetta autobus invano, fa, nervosa,  la fila , scansa le vie del centro, si arrovella di malanimo e cerca l’anima che ha perso  e si ritira a casa con i fatti suoi.

E c’è  un piccolo borgo sulle nuvole, in un altro strato dell’aria, dove pochissime persone, che si guardano sospettosi, tirano i fili.
Li muovono come vogliono, li indirizzano e  intontiscono le persone finchè sono fuori. Quando ritornano a casa, infatti, d’un tratto,  recuperano quello che sono, si interrogano “Cosa avrò mai fatto stamattina? Che cosa mi hanno fatto fare? “ La memoria li riconduce nei passi appena fatti, si arrovellano “Mannaggia, ancora una volta mi sono lasciato condurre ma adesso che esco stacco il filo che mi governa e faccio e dico quello che voglio. Mo basta”. La rabbia li confonde, poi mentre si siedono tristi davanti alla tv la signora “convenienza” si intrufola nelle loro menti  “Ma chi te la fa fare? Vedrai toccherà anche a te, aspetta, un premio prima o poi ti spetterà”.

E se non basta, per gli interventi più forti, il burattinaio telefonerà, il suo numero apparirà sul telefonino, lui si emozionerà , ascolterà “si, si…si prendiamo un caffè insieme? Ma veramente? Alle nove sabato mattina da? Va bene” . E se ci sarà uno  che oserà strattonare la signora “convenienza”  “ Cara signora Il destino che ci  riservi è di una povertà assoluta, perpetua la mediocrità che hai fatto crescere dappertutto, costringi quelli che vogliono consegnare un pensiero a ritrarsi. Vuoi farla finita?”  A questo qualcuno sarà elargita la condanna del silenzio, nemmeno un caffè, sarà ordinata per lui la dimenticanza di modo che non verrà più ne visto ne ascoltato.

E così che la città appare spaurita, riservata, timorosa del diverso e del nuovo. Se potessimo addormentare quelli del borgo per un solo giorno, dico per un solo giorno, capiremmo quanto sia possibile “un’altra città” fatta da persone semplici, non più nascoste nelle loro case, non solo a offrire se stessi  negli angoli ancora vivi della città come le parrocchie, ma pronte a darsi una mano per sconfiggere il pensiero comune di una città dove non si vive bene, anche brutta, dove, invece,  è possibile, si è possibile  stare benissimo.

Paolo Albano