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Il lavoro per i giovani che non c’è, cinque idee e un obiettivo: lavoro più easy

Analizziamo come il tasso di disoccupazione in Basilicata è variato negli anni (dal 20014 al 2013) e come si articola per fascia di età:

 

Fonte: elaborazione Basilicatapost.it su dati ISTAT

Dal grafico emerge che non solo il tasso di disoccupazione è più elevato nelle classi più giovani ma anche che mentre nelle classi di persone di età maggiore il tasso si è mantenuto abbastanza stabile, la disoccupazione è cresciuta maggiormente nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni e i 25 – 34 anni.
Ciò significa che per i giovani che hanno terminato il corso di studi e hanno cercato lavoro negli ultimi dieci anni è stato sempre più difficile trovarlo.
Il problema dell’occupazione e della disoccupazione lo possiamo analizzare attraverso cinque affermazioni di personaggi noti e meno noti apparse su L’impresa5/2014,

  • L’azienda assume se e chi le serve (Stefano Colli Lanzi, amministratore delegato della Gi Group e Presidente dell’Assolavoro)

No all’obbligo delle assunzioni nei finanziamenti. Per assecondare un sistema di monitoraggio che tiene anche conto dell’occupazione creata e non potendo aspettare un congruo tempo per valutarla, si è scelto in alcuni casi di obbligare direttamente le imprese che accedono a finanziamenti ad assumere. Questo ha determinato che l’impresa in maniera spesso incosciente, spinta dal desiderio di ottenere il finanziamento, si avventura in un percorso che la obbliga dopo due, tre anni a dover, non solo garantire il mantenimento del numero degli occupati, ma anche ad assumere nuovo personale. Questo impegno è preso senza conoscere gli effettivi scenari che si presenteranno dopo tre anni. Il problema è che un incentivo per l’acquisto del macchinario non ha alcuna relazione con l’assunzione del personale. Un servizio di consulenza per la riorganizzazione aziendale o per l’acquisizione di una certificazione non significano di per sé un’esigenza di nuove assunzioni.

  • Il lavoro lo creano le aziende e le aziende assumono se creano profitti e hanno davanti a sé una prospettiva di aumento dei fatturati (Alberto Grassi, Amministratore delegato della Ets Nexus, agenzia per il lavoro)

Le imprese lucane attraversano una fase di profonda debolezza. Secondo la Banca d’Italia “Il fatturato e gli investimenti delle imprese industriali con più di 20 dipendenti sono diminuiti nei primi nove mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2012. Al netto delle vendite di petrolio greggio, le esportazioni si sono sensibilmente contratte, principalmente a causa dell’ulteriore riduzione delle vendite di autoveicoli. Il comparto delle costruzioni continua a risentire della debolezza della domanda di nuove abitazioni e della riduzione degli appalti per nuove opere pubbliche.” Banca d’Italia, Economie Regionali. L’economia della Basilicata. Aggiornamento congiunturale, Novembre 2013.

  • Non bisogna aver paura di assumere (Matteo Renzi all’apertura del Salone del mobile a Milano)

L’IRAP quando fu introdotta nel lontano 1997 dal governo Prodi e dall’allora Ministro delle finanze Visco già creò le prime perplessità, perché è una tassazione che non agevola le imprese con un maggior numero di dipendenti. E’, infatti, calcolata su un imponibile precedente alla detrazione del costo del personale quindi è rende ininfluente tale costo sulla base imponibile.
Ci sono poi gli studi si settore. Questi ultimi presumono livelli di fatturato e quindi di imposte sulla base di alcuni indicatori e tra questi il numero di addetti. Questo implica che spesso si sentono imprenditori dire “non posso assumere perché altrimenti devo pagare più imposte”.
Ciò cosa significa? Che le scelte di politica economica sono spesso prese senza tener bene presente gli obiettivi. Abbiamo bisogno innanzitutto di obiettivi e chiari e poi di scelte conseguenti.

  • Non confondiamo la flessibilità del mercato del lavoro con la flessibilità nella gestione del rapporto di lavoro. Quello di cui le imprese hanno bisogno è la seconda non la prima. Un vero imprenditore sa che l’impresa non si fa con il precariato, ma con la gestione del personale. E da questo punto di vista la contrattualistica è importante (Francesco Rotondi, socio fondatore di Lab Law).

Queste due affermazioni, flessibilità del mercato del lavoro e flessibilità del rapporto di lavoro, ci servono per arrivare ad un concetto interessante. Se da una parte non possiamo obbligare le imprese ad assumere possiamo rendere i rapporti di lavoro più semplici, riducendo le possibilità di conflitti durante e dopo il rapporto di lavoro. L’imprenditore potrebbe decidere di non utilizzare uno strumento contrattuale e quindi non assumere, perché teme le ritorsioni future per una non pedissequa applicazione della norma, o perché la norma non risponde bene alle esigenze dell’imprese, e quindi per lui inapplicabile, o perché non l’ha correttamente intesa.
Quindi rendere più flessibile la gestione del rapporto di lavoro potrebbe migliorare la domanda di lavoro.

  • Il fatto è che in Italia abbiamo un contratto a tempo indeterminato che è così stupidamente rigido da far sì che quello a tempo determinato diventi la scappatoia per aggirare l’ostacolo. Alla ricerca di soluzioni alternative pur di non affrontare il problema (Stefano Colli Lanzi amministratore delegato della Gi Group e Presidente dell’Assolavoro).

La contrapposizione contratto di lavoro a tempo determinato e indeterminato ricorda la contrapposizione coppie di fatto contro matrimonio. Il matrimonio è un contratto che prevede obblighi e doveri. Si discute da anni per fare in modo che due soggetti possano avere gli stessi diritti previsti dal contratto di matrimonio senza firmare il contratto. Perché? Basterebbe firmare il contratto e entrare direttamente nel sistema di regole. No. Il problema effettivo è nel divorzio, nel sistema di regole che disciplinano la separazione e che non consentono di fare le valigie e andarsene. Allora basterebbe che la questione si spostasse sul tema vero ossia sulla semplificazione del divorzio. Perché le aziende sono restie a contrattualizzare i dipendenti a tempo indeterminato? Perché come il matrimonio nascono senza porre una data di scadenza e quindi rendono più difficile e conflittuale la chiusura del rapporto. Allora che si fa? Si cerca di rendere più interessante il contratto a tempo determinato, togliendo la causale, consentendo maggiori proroghe e più lunghe durate massime. Forse bisognerebbe cambiare prospettiva e cominciare a lavorare sul tempo indeterminato.