Politica Sottani

Un segretario al Pd: la fine del partito unico

I canditati alla segreteria PD in Basilicata

Manca il sottofondo – perfetto quello della Cavalcata delle Valchirie – perché la corsa alla segreteria del Pd lucano è epica: i toni, il linguaggio, il porta a porta, i programmi, i cavalli di razza usciti dalla stalle anche della memoria.

E soprattutto le alleanze. Il chi sta con chi: il gossip più diffuso delle ultime settimane.

Un’epidemia – quella di scegliersi e far sapere il candidato – che non ha risparmiato settori, società civile e anche incivile.

Lunedì, a Dio piacendo, il partito unico che governa, direttamente o indirettamente (vedi Potenza e Matera), la Basilicata avrà il suo nuovo Mazzarino.

Le corti sono già pronte. Del resto chi si è schierato aspetta la ricompensa.

Il piatto è ricco: le proiezioni sull’applicazione della nuova legge elettorale danno la Basilicata saldamente al Pd. Seggi sicuri dunque.

Poi ci sono le meno scontate elezioni del consiglio regionale in scadenza nel 2018, ma la preferenza è ancora determinante e c’è gente che lavora ininterrottamente per create e allevare clientele.

E poi i due capoluoghi che vivono sempre sul filo. Arriveranno a fine mandato i due “De”?

Per il sottobosco c’è l’imbarazzo della scelta. Questa – il sottobosco -è la vera posta in gioco.

Lunedì sera (o martedì, dipende da come si concluderà lo spoglio) il Pd sarà ancora spaccato. Martedì comincerà un altro congresso, un’altra conta. Altre guerre.

Il Pd, malauguratamente, non è la Dc: non porta soldi da Roma alla Basilicata, non risolve i problemi dei lucani, non dà lavoro (se non ai propri dirigenti), in poche parole non serve alla causa lucana.

Anzi, negli ultimi anni ha solo complicato e compromesso le cose.

Confusione nelle scelte politiche, oggettivo scadimento amministrativo.

Certo la forza del Pd – anche senza gli esuli di Mdp – è tenere tutto dentro: maggioranza e opposizioni, destra e sinistra, rivoluzionari e ultraconservatori. E così pure in questa corsa c’è la novità della Purtusiello che si prova e che almeno il linguaggio lo ha rivoluzionato, pur se accompagnata da tristi figuri, cominciando dai due capicorrente.

I lucani al “loro” partito unico hanno mandato dei segnali, come sempre contraddittori e da decifrare.

Pur sempre segnali sono: il voto delle politiche 2013, l’elezione del sindaco di Pisticci, il referendum.

Tuttavia proprio questo voto e l’insieme di questi segnali può porre le condizioni per il superamento del partito unico verso una politica più segmentata.

E sarebbe un bene per tutti. A iniziare dal Pd.

La foto è di Toni Vece @