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Musei e aree archeologiche, il business non danneggia la cultura

Il 22 e il 23 Marzo sono le giornate FAI di primavera, oltre 750 i luoghi visitabili in Italia. Moltissime le trasmissione che hanno annunciato questo avvenimento. In Basilicata tra l’altro c’è visitabile il Parco archeologico di Venosa. Sabato la giornata è magnifica, non c’è bisogno di pullover o piumini, una vera giornata di primavera. L’aria profuma di erba tagliata di fresco, l’area archeologica è ben tenuta e l’Incompiuta è magnifica. Il biglietto d’ingresso costa solo € 2,50 e comprende anche la visita al museo archeologico nel castello di Venosa.

E’ tutto in ordine, ristrutturato e in ordine. C’è la Protezione civile all’entrata di entrambi i siti per ogni evenienza. Purtroppo dei volontari del FAI c’è solo l’ombra. Forse sono un po’ nascosti. C’è il banchetto con la cassetta per le offerte e la cartellonistica per gli abbonamenti, ma nessuno che si è fatto identificare come volontario del FAI.  E’ stato pubblicizzato il servizio di guide degli studenti del Liceo Classico Orazio Flacco. Purtroppo neanche questo servizio è presente. Forse però i ragazzi sono a scuola e il servizio comincerà nel pomeriggio. Con grande dispiacere bisogna anche aggiungere che non c’è alcun visitatore. Nell’area archeologica c’è solo un’altra coppia, nel museo nessuno. L’area archeologica di Venosa non è l’unica area archeologica con annesso museo archeologico della Basilicata, c’è anche a Metaponto, a Policoro e a Grumento. Di Musei archeologici poi ce ne sono  4, a Potenza, a Matera, a Muro Lucano e a Melfi. Senza contare i diversi piccoli musei distribuiti sul territorio e il Parco Archeologico a Serra di Vaglio, che nonostante il primo insediamento risalga all’ottavo secolo a. C, , è allegramente trascurato. Naturalmente sabato pomeriggio è chiuso. Non c’è alcuna indicazione stradale che può aiutare il raggiungimento del sito archeologico e uno degli accessi ha la strada franata. Si accede solo da una parte. Non si sa con quale orario e periodicità sia aperto.  Si accede senza pagare il biglietto ed è in uno stato di semiabbandono.

Possiamo trattare in questo modo il nostro patrimonio?

La strada da fare è ancora molto lunga. Anche l’area archeologica di Venosa presenta grandi margini di sviluppo. La cartellonistica presente nel sito è completamente illeggibile, non c’è stata data alcuna brochure o piantina del sito, non è presente alcun servizio guida, né è possibile noleggiare le audioguide, non c’è alcun negozio con le pubblicazioni sul sito o sui siti limitrofi o altri gadget. Non solo, potremmo immaginare sale per le proiezioni ad esempio dello stile di vita nel periodo in esame, schermi con parziali ricostruzioni del sito, laboratori per i ragazzi. Le possibilità sono innumerevoli. Al di là del fatto che nel caso di specie sarebbe dovuto essere presente un servizio di guida volontario degli studenti del Liceo Orazio Flacco e che purtroppo non è presente,  ma l’idea comunque è buona. Con nessuna volontà di fornire ricette anche se la tentazione è forte, potremmo riprendere l’esperienza di Adotta un monumento del 1992 promosso dal Comune di Napoli e diffuso poi in molte città. Ogni scuola adottò un monumento:  un buon progetto di studio e soprattutto un servizio alla comunità. Se il pubblico non ce la fa con i fondi, possiamo immaginare le sponsorizzazioni private, oppure attivare un Project financing; si può immaginare una sottoscrizione di fondi privati, immaginare di creare una piattaforma di crowdfunding. E arriviamo ad un punto focale del nostro discorso e lo spunto ce lo offre l’economista Andrea Notarnicola (in Decontaminare l’Italia, pubblicato su L’Impresa 2/2014) “Per creare valore attraverso l’integrazione tra arte e business, è necessario promuovere un programma nazionale di cambiamento culturale teso a rimuovere una visione dell’arte come inutile e una visione del business come spoliazione della cultura”. Sulle rive del lago Sirino, c’è l’esperienza di due geologi che hanno creato un parco tematico, il Micromondo, e si sono inventati un’attività unica: accanto alle escursioni nel territorio della Valle del Noce, hanno creato una struttura, in cui attraverso delle miniature sono stati riprodotti i terremoti, le eruzioni e le energie alternative.

La Banca d’Italia nella pubblicazione “Il turismo internazionale in Italia: dati e risultati” che raccoglie i contributi presentati  al convegno tenutosi a Roma al 22 giugno 2012 ci informa: “L’Italia sconta inoltre un ritardo nella vendita di servizi mediante internet, essenziali per una larga parte di viaggiatori che preferisce “ritagliarsi” il viaggio sulle proprie necessità, senza l’ausilio di un intermediario, e per i viaggiatori in cerca dell’offerta last minute. Secondo i dati dell’indagine annuale dell’Eurostat sull’uso delle tecnologie informatiche presso le famiglie e le imprese, nel 2011 il 43 per cento delle imprese italiane del settore ricettivo ha venduto almeno l’1 per cento dei propri servizi sul web, contro il 47 per cento (dato 2010) di quelle francesi, il 72 per cento di quelle spagnole e una media del 57 per cento dell’area euro”. Naturalmente la Banca d’Italia fa riferimento alle strutture ricettive ma può trovare ugualmente spazio anche per i siti turistici. Avere un sito internet maggiormente ricco di informazione e con maggiori possibilità di interagire, per una visita preliminare, per acquistare il biglietto, per prenotare la guida va nella direzione giusta. Non possiamo avere questa fonte di bellezza e di storia e lasciarla in abbandono.