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Non abbiamo alibi che giustificano il nostro immobilismo, Meldolesi dixit

DSC_7219Venerdì sera Luca Meldolesi, economista e autore di numerosi libri sul meridione,  è stato a Potenza e ha partecipato al ciclo Letti di sera.

Il titolo dell’intervento è stato “Con un mondo così? Riprendiamo le misure al Mezzogiorno”. Cosa s’intende? Qualunque parte del mondo è oggi diventata facilmente raggiungibile, quindi le distanze si sono accorciate ed è pertanto necessario riprendere le misure anche al Mezzogiorno.

Cosa ne consegue? Emerge che rispetto alla Germania, alla Francia, l’Italia riscuote nel mondo maggiori simpatie, perché possiede come caratteristica fondamentale l’essere maggiormente disponibile verso gli altri, aperta alla comprensione della diversità. Questa caratteristica è ancora più forte al sud.  Dagli altri paesi desiderano venire a visitare l’Italia, sono interessati all’Italia. La stessa presenza di prodotti agroalimentari che vogliono sembrare italiani non devono farci sentire perseguitati e frodati, ma farci intravedere una grande occasione “potete anche imitare i nostri prodotti e guadagnarci, ma il bello è che noi abbiamo l’originale, noi abbiamo il vero prodotto di qualità”. Per definire l’italicità Luca Meldolesi fa riferimento alla descrizione che ne fa Piero Bassetti. “Si tratta … di una comunità di sentimento, retta da un comune sentire più che da una comune appartenenza etnico-linguistica e nazionale” (Italici e città, Italic Digital Editions srl 2015 p. 36), caratterizzata da un’identità mite, non risentita, estetica, affettiva, universalista e cosmopolita. Durante l’incontro Luca Meldolesi ha maggiormente posto l’accento sulla prima e l’ultima delle caratteristiche elencate, ossia sull’identità mite, che spesso leggiamo come una caratteristica negativa, ma che letta dell’esterno appare un punto di forza, un’identità “senza pretese egemoniche derivanti da forti tradizioni coloniali o imperiali”, e sull’identità cosmopolita “quale si esprime nel desiderio di avere a che fare con l’altro, in un atteggiamento intellettuale ed estetico di apertura verso esperienze culturali divergenti, in un’abilità personale –tipicamente italica – a farsi strada in altre culture e popolazioni attraverso l’ascolto, il fare domande, il guardare, il toccare, l’intuire, il riflettere”.

C’è poi un secondo aspetto: nel mondo ci sono molti italici. Ci sono molti cittadini nel mondo che hanno un’origine italiana. Dall’estero anche se non parlano l’italiano, guardano con grande interesse all’Italia, a ciò che rappresenta. Queste comunità “mantengono la loro affiliazione, il loro riferimento culturale ed umano con l’Italia”.

Come fare ad utilizzare queste due potenzialità, questo interesse verso l’Italia  che è percepito dall’estero? Forse qualcuno si sorprenderà ma NON ci sono ricette da applicare. Perché l’economia non è la matematica, dove l’importante è inquadrare bene i dati e poi il risultato precisamente consegue.

Né ci sono modelli preconfezionati da copiare.

E quindi?

Dobbiamo cavarcela da soli…ed è proprio questo il bello. Non dobbiamo più aspettare una politica illuminata che crei le condizioni affinché tutto magicamente si realizzi, non dobbiamo più sperare che arrivi un genio dell’economia per risolvere tutti i problemi della Basilicata, non dobbiamo aspettare “fondi” che risolvano una volta per tutte i nostri problemi. Non dobbiamo più aspettare: possiamo cominciare subito.  Ciascuno dovrà fare la propria parte.

Messaggio innovativo? SI. La grande novità è che non abbiamo alcun alibi che giustifichi il nostro immobilismo e non possiamo più lamentarci con il solito “non funziona nulla.. è colpa di.., non serve a niente…”