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La lettera con cui Lapenta mise in guardia sul petrolio, due volte

una raffineria di petrolio

Fu Martinazzoli a indicare Nicola Lapenta per il CSM. E fu Martinazzoli – a cui, ricordano, non poteva proprio dire di no – a mandarlo in battaglia a Taranto, città lacerata tra l’Ilva, la malavita, il commissariamento locale, con il compito di risollevare l’affezione al gruppo DC in vista delle amministrative.  Era il 1993.

Non aveva spirito di guerriero, era per lo più un mediatore.

Su certe questioni non le mandava a dire. Del resto, c’è stato un periodo in cui in Basilicata la linea governativa della DC non era convinta che il petrolio fosse completamente un buon affare. Lui, Lapenta, ne fece punto d’onore, non dimenticando mai di sollecitare controlli e titubanze sui benefici che ci si aspettava dalle estrazioni.

Pochi anni fa, nel 2012, nel pieno di un altro momento critico del dibattito pubblico lucano in tema di petrolio, tirò fuori una vecchia lettera del 2002. Come aveva fatto un decennio prima, l’affidò di nuovo ad alcuni giornalisti perché ne diffondessero il contenuto.

Il contenuto si mostrò sorprendentemente ancora attuale. In quella lettera del 2002 criticava gli amministratori di Corleto Perticara che non avevano indagato a fondo, a suo dire, nell’accettazione delle estrazioni, incapaci di raccogliere la lezione di Viggiano dove già all’epoca popolazione e amministrazione avevano denunciato un negativo impatto ambientale.

Di seguito uno stralciò della lettera.

Ho letto, e con sorpresa, un articolo dal titolo “Noi stiamo col petrolio”. “Corleto Perticara contro il blocco di Tempa Rossa”. Avevo letto, anch’esso a grosse lettere sullo stesso quotidiano il 12 agosto scorso “la Val D’Agri sta morendo”. L’oro nero? Una grande risorsa che non produce occupazione.

(…)

Non ritengono gli amministratori di Corleto di ricavare qualche insegnamento dagli amministratori di Viggiano che sul tema, da dieci anni hanno maturato la loro esperienza “sul territorio martoriato di Viggiano?”. La cittadinanza vi ha delegato la gestione della cosa pubblica riservandosi, però, il diritto di dialogo. Lo avete rispettato?

Gli ultimi fatti del centro oli di Viggiano, disattendendo la vostra decisione ci consentono fortunatamente di chiedervi: avete idee chiare sulla sismicità dell’area, sulla possibilità di amplificazioni sismiche, sui rilevantissimi e attivi movimenti franosi e per quel che attiene alla gestione, avete idee sulla captazione; depurazione smaltimento delle acque meteoriche e non, dei pozzi dell’impianto? Idee chiare sulle misure di contenimento di eventuali rilasci di inquinanti (elementi questi rilevatisi determinanti ancora il 4 ottobre scorso nell’incidente nel detto centro che la regione, con sua ordinanza ha chiuso?)

Il mio è un invito a parlarne. (…) La mia età e il mio passato politico, ma innanzitutto l’amore per la mia terra mi fanno carico di dire la mia.

Gli amministratori sappiano vegliare.

Veglia una società civile che coglie prontamente i segni del proprio degrado, che si erge contro la corruzione, che contrasta la disaffezione del bene comune, che non si rassegna alla deriva delle sue Istituzioni pubbliche e alla casualità dei suoi ritmi vitali che, poi, significano sempre il trionfo dei prepotenti e dei furbi.

Il senatore Nicola Lapenta (Corleto Perticara, 9 marzo 1926 – Roma, 24 ottobre 2018) è stato un personaggio centrale della politica lucana negli anni della nascita della Regione Basilicata.

Ma il suo profilo ha avuto un impatto e ha attraversato questioni della storia recente del Paese.