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Fare microimpresa a piccoli passi, il caso della Aspek

Raccontiamo storie di impresa non per farne dei modelli. Ogni storia, del resto, è unica come sono uniche le persone che l’hanno creata e che l’aiutano a crescere.

Raccontiamo storie di imprese per raccontare un pezzo di Basilicata, per definire il puzzle della realtà imprenditoriale lucana. È soltanto un altro modo rispetto all’analisi dei dati statistici. Questi ultimi raccontano la realtà dall’alto, le storie la raccontano dal basso.

Questa è una storia di piccoli passetti, come dice l’imprenditore Giuseppe Bilancia, legale rappresentante e cofondatore insieme ad Arcangela Catalano della Aspek srl, azienda di Potenza, produttrice di schede elettroniche. L’impresa è stata costituita nel 1998 e ha cominciato l’attività il 30 marzo 2000.

Piccoli passetti e piccoli rischi: la giusta strategia è fare un piccolo passo alla volta calcolando bene i rischi.

«Ogni passo nella crescita aziendale con la piena consapevolezza di avere la responsabilità di 7 famiglie, dei sei collaboratori e la propria».

L’impresa ha infatti 6 dipendenti –  o come ama dire l’imprenditore collaboratori –  quindi sono sette le famiglie che traggono il proprio sostentamento grazie alla Aspek.

La passione per l’elettrotecnica di Giuseppe Bilancia nasce quando era piccolo, leggendo una rivista di elettronica; è esplorata frequentando la scuola media mentre aggiustava piccoli elettrodomestici per gli amici; viene consolidata con il percorso di studi.

Secondo l’ingegnere Bilancia, ogni bambino ha la propria propensione, ciò che lo fa divertire senza stancarsi mai. È necessario individuare questa propensione per non smettere mai di giocare.

«Per i bambini giocare è naturale, la vera sfida è continuare a giocare anche da adulti.» È stato proprio per continuare a “giocare” che si è prima iscritto all’Istituto Tecnico Industriale di Potenza, dove ha frequentato il biennio, poi all’Istituto Tecnico Tecnologico Montani-Fermo, dove si è diplomato, e infine all’Università di Bari dove si è laureato in Ingegneria Elettronica.

Un macchinario per la produzione di schede elettroniche della Aspek

Ma diventare imprenditore in un territorio come la Basilicata non è facile. Spesso mancano gli esempi in famiglia o tra gli amici. Eppure Giuseppe Bilancia vuole creare una propria impresa. Anche il lavoro accettato dopo la laurea presso un’impresa di Asti insegue questa finalità. Dopo tre anni, infatti, ritorna in Basilicata e avvia la propria attività di progettista di schede elettroniche.

Ma sorge un problema. I clienti vorrebbero un’azienda che, oltre a occuparsi della progettazione, producesse anche schede elettroniche: se le produce un’impresa diversa da chi le ha progettate, in caso di malfunzionamento sarebbe difficile individuare il responsabile. Con unico soggetto, progettista e produttore, il cliente riceverà necessariamente una scheda che funziona.

A questo punto, chi presta i soldi a un giovane aspirante imprenditore senza garanzie, nonostante armato di solidi progetti e idee? Non certamente il sistema bancario.

Arrivano in aiuto i finanziamenti della Legge sull’imprenditorialità giovanile e finalmente le idee trovano un sostegno. Secondo l’imprenditore è stato questo il momento della svolta, il momento in cui ha sentito di potercela fare.

I maggiori clienti della Aspek srl attualmente sono ad Asti, Milano, Lecce e Palermo. Non in Basilicata. Perché? Bilancia dice di averci provato.

Poco dopo la nascita della sua impresa, fece una bell’analisi di mercato, individuò trecento potenziali clienti tra Puglia e Basilicata e inviò il catalogo prodotti, ma trovò «solo porte chiuse». Secondo l’imprenditore il problema nasce dal forte legame in questo settore che si crea tra committente e impresa progettista e realizzatrice.

Un’altra nota importante. La Aspek non è un’impresa distante dal proprio territorio: è interessata allo sviluppo locale e tale interesse passa per la formazione dei giovani. Occuparsi della crescita dei giovani per un’impresa risponde anche all’esigenza di cercare futuri collaboratori validi. La Aspek ha attivato i programmi di Garanzia Giovani e l’Alternanza Scuola Lavoro. Di recente ha donato all’ITIS di Potenza due macchine pick and place.

Attualmente l’impresa lavora in conto terzi, dalla progettazione alla realizzazione della scheda elettronica. Una scelta che determina una certa precarietà poiché la salute dell’impresa in qualche modo dipende dallo stato di salute delle imprese clienti, imprese che comunque traggono i maggiori profitti dal prodotto.

Un macchinario per la produzione di schede elettroniche della Aspek Ecco allora l’ulteriore passetto che l’impresa vuole fare: un prodotto proprio. Per realizzare questo obiettivo ha già depositato diversi brevetti e soprattutto continua a progettare nuovi prodotti Se tale obiettivo si dovesse realizzare, si aprirebbe per la Aspek una nuova problematica: la sede, trovare un capannone adeguato alle esigenze della Aspek.

Sul punto Giuseppe Bilancia fa un’osservazione. «A Potenza e nelle immediate vicinanze ci sono numerosi edifici abbandonati, che si potrebbero frazionare e rendere disponibili per le microimprese.»

«La vera svolta per lo sviluppo della Basilicata sarà l’avvio di un’effettiva politica regionale a favore della microimprese.»

Per una micrimpresa, spiega Bilancia, acquistare una sede è un’azione fondamentale: «mentre i costi dell’affitto assorbono tutti gli utili, un immobile di proprietà come sede permette di accedere ai prestiti bancari come garanzia.»

Vent’anni fa quando conobbi Giuseppe Bilancia e la Aspek srl mi colpì il prospetto dei flussi di cassa. Non era fatto secondo la “teoria”, ma seguendo la riflessione di chi ci aveva pensato a lungo a cercava un modo per raggiungere un risultato. Quel prospetto doveva servire a capire se giorno per giorno l’azienda sarebbe riuscita a far fronte a tutti i pagamenti. 

Vent’anni dopo, lo stesso imprenditore mi ha mostrato sul proprio computer un foglio excel con lo stesso prospetto che giorno per giorno gli ricorda che deve fare fronte ai pagamenti e che deve fare in modo che i conti tornino.

È stato un altro pezzetto del puzzle che prendeva il proprio posto.