17 novembre BasilicataShire

Marcello e Piero, il piatto d’argento lucidato per Palazzo Chigi

“Destrutturate, destrutturate, qualcosa succederà”, dicevano i renziani del cerchio magico agli adepti delle periferie appena sbarcati dalla vecchia politica. Marcello li ha presi subito in parola e così, a poco più di due anni dal suo insediamento, qualche risultato lo ha ottenuto.

A furia di destrutturare, ad esempio, a Potenza e Matera non c’è più uno straccio di amministrazione comunale. E si sta lavorando alacremente per andare oltre. Solo che a un certo punto di questa travolgente traversata Marcello ha rischiato di essere rimandato ad Ellis Island.

E’ successo quando un giorno, a Palazzo Chigi, si sono accorti che dieci Regioni avevano promosso il referendum sulle trivelle e la Consulta glielo aveva pure ammesso. E qual’era la Regione capofila? La Basilicata. E perché lui non si era opposto (anzi, in realtà aveva insistito tanto per essere “capofila”)?

Perché, ha cercato di spiegare, era stato lui a fare la manifestazione a Policoro con i presidenti di Calabria e Puglia. E poi state tranquilli, stiamo parlando di trivelle in mare, la situazione in Val d’Agri invece è sotto controllo. Appunto. Ben prima dell’inchiesta che di li a poco ha smontato anche l’ultimo residuo di tuttappostismo rimasto, il referendum è diventato una specie di calvario, anche perché a cavalcare l’onda, non solo in Basilicata ma in giro per tutta l’Italia, è stato Michele, con la complicità di Piero.

Così, dopo un mese di relativo silenzio, Marcello ha dovuto fare i salti mortali per spiegare che lui era si, contro le trivelle in mare, ma anche contro il populismo, per la collaborazione con il governo Renzi che per la prima volta ci ha fatto avere quello che non abbiamo avuto in oltre vent’anni blà blà blà.

E se a Michele può solo chiamarlo populista, a Piero no, ha iniziato a far circolare l’idea che “non può stare là” (alla presidenza del Consiglio regionale) uno che è più protagonista di Renzi e del Papa messi insieme e trova sempre un modo per svincolarsi, per non essere d’accordo con lui.

Così, mentre a Palazzo Chigi sono ancora un po’ diffidenti nei suoi confronti, Marcello ha iniziato a lucidare il piatto di argento sul quale si appresta a consegnare lo scalpo dell’altro. L’appuntamento è fra un paio di giorni, o al massimo fra qualche settimana. Non, non può essere a capo del Consiglio uno che è così apertamente contro di me.

Altro che dualismo di una volta (Do you remember Boccia – Potenza o Folino – De Filippo?). Oggi ci sono io qui. E basta.

L’unico intoppo è che la cosa dovrebbe deciderla il Pd. E di questi tempi la parola decidere e la parola Pd stanno insieme solo nelle barzellette.

Foto: ©Tony Vece