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Letti di sera ha fatto 30

Paolo Albano

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Mario Restaino introduce Gianni Molinari. A sinistra Paolo Albano

Come siamo fatti.

Pretendi di fare un incontro con pochi amici: leggio, microfono, sgabello, pagine, e braccia che accompagnano, esaltate, parole, mentre le vocali e le consonanti prendono vita e regalano  ombre, colori, stupori, angosce, malinconie, nostalgie, e rabbia e speranza.

L’altalena delle emozioni finisce sempre con la speranza, quella parola che suona come un timpano, si sistema nel nostro cuore, girovaga nella nostra mente per uscire sempre, sempre, al momento che serve per raccattare forza, rialzarsi con l’energia che ci vuole per riprendere qualsiasi cammino.

Che fai ti fermi? Quanti amici vorranno venire a sbracciarsi ancora? Uno, due, tre, dieci? In quanti luoghi potrai continuare l’incontro? Quante persone vorranno venire, eroi dell’ascolto e della lettura,   a camminare sulle parole per raccoglierle e mettere in tasca quelle che servono fra carte e briciole di tabacco?

E così, di venerdì in venerdì, agli scrittori e ai giornalisti importanti, si aggiungono poeti, giovani provocatori dell’anima, manipolatori di immagini, raccontatori della memoria che non deve fuggire, provocatori di conosvolezza, la conoscenza e la consapevolezza che fanno un vocabolo solo quando ti stringono nell’angolo e ti chiedono di pensare, pensare, e parlare e parlare puliti del livore e della rabbia. E così, di venerdì in venerdì, ti accorgi di cambiare luogo: un bistrot, una libreria, due stanze che risuonano musica e parole dentro un vicolo struggente, un circolo coloratissimo, una terrazza fantastica. E così, di venerdì in venerdì, amici sostituiscono altri amici, altri si ritrovano, altri hanno il loro posto e il desiderio dell’incontro diventa un’arte che solo gli amici sanno creare.

30: un conto che non finisce qui perché le parole che abbiamo ascoltato sulla nostra terra, sui luoghi che conosciamo in tutte le sue più indicibili meraviglie,   in tutte le sue più invalicabili difficoltà e segreti, in tutte le sue abbaglianti leggende e racconti, ci chiedono di stringere il patto della resistenza e della partecipazione solidale. Si fa con la narrazione. Narrare cosa significa? Avere la memoria di quel che si è stati? Non basta. La narrazione è narrazione se ha in se una dose importante di profezia.

Chi narra non solo racconta quel che è stato, ci fa immaginare anche, ci mostra la foto che verrà di un luogo che sapremo trasformare, anche.

La narrazione è apprendimento, è il rifornimento per la speranza, consegna l’ingenuo ottimismo che serve per continuare ad essere risoluti nella resistenza   alla pochezza e nella ricerca di un nuovo inizio.

Per questo “Letti di sera” deve continuare, non importa dove, davanti ad una scalinata, dentro un luogo qualsiasi, sotto un portico, attorno ad un tavolo grande purchè da un lato ci sia uno che ha tirato fuori dal cuore e dalla mente parole come pietre che servono a radunare i sentimenti forti che ci legano alla Basilicata.

Venerdì abbiamo avuto il trentesimo incontro con Gianni Molinari, un economista e un giornalista che ha attraversato e raccontato tante strade. E’ capita di venerdì 17. Bene. Al “Manifesto della differenza” che abbiamo scritto e che facciamo firmare con la penna, aggiungeremo anche questo: quelli che narrano, quelli che accompagnano e fanno una narrazione sono capaci di tutto, anche di esorcizzare una data che porta male. Ed è stata una meravigliosa serata