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Le auto lucane invadono l’Europa, il cinema lucano il Belgio

La Fiat riprende a correre e anche la Basilicata trova il suo spazio nella crescita della Fca: l’export lucano del primo semestre autodipendente vola del 129,58% a 1,1 miliardi di euro!

Anzitutto c’è un parallelo: cresce l’occupazione totale (dati Istat, secondo trimestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014) in Piemonte – che al netto della sede sociale trasferita in Olanda – resta ancora nel cuore del gruppo con 33 mila addetti in più, e  cresce l’occupazione totale in Basilicata: + 7mila addetti. Per la Basilicata, più che per il Piemonte, la crescita non può che essere stata determinata dal mondo dell’auto.     La prova arriva dai dati delle esportazioni nel primo semestre del 2015: l’export lucano vola, o meglio trattandosi di auto accelera. Se il trend dovesse confermarsi, alla fine del 2015 verrebbe superato il record del 2007 quando l’export lucano tocco quota 2,1 miliardi di euro di cui 1,3 di automobili !

 

Torniamo ai giorni nostri: le auto esportate passano da 188 milioni del primo semestre del 2014 a 883 milioni del primo semestre 2015.

Dallo stabilimento Sata parte il 76% dell’export lucano!

Se poi si aggiungono anche i componenti esportati si tocca la fantasmagorica percentuale del 78,55 %.

In altri tempi si sarebbe già parlato di monocoltura industriale e annessi pericoli, ma oggi – rebus sic stantibus – va bene anche così.

Le auto vanno bene ovunque (con la sola eccezione della Tunisia), anche se il 95,8% del mercato dei modelli esportati dalla Basilicata è destinato al Vecchio Continente.

Il resto dell’export lucano vale 249 milioni di euro (appena il 21,45% del totale) e rispetto al primo semestre del 2014 ha avuto un progresso del 12,34%.

Ovviamente incuriosisce il dato dell’export di apparecchiature per le telecomunicazioni che dovrebbe essere riferito alle attività di intermediazione nel mercato dei telefoni cellulari. Finisce in territorio negativo l’export dei salotti. La ripresa dei salotti intercetta la crisi del petrolio, l’indebolimento dei Brics, in particolare la Russia, e le turbolenze dei mercati valutari, in particolare l’abbandono del cambio fisso della Svizzera che ha portato a un deprezzamento del Franco e quindi a costi più alti per l’acquisto dei prodotti in euro.

Il mercato dell’Unione Europea resta quello di gran lunga di riferimento, seguito – sia pure in flessione – dall’Asia, in particolare dai cosiddetti Nie (Corea del Sud, Hong Kong, Singapore, Taiwan).

L’Eldorado degli anni ’90, cioè l’America Settentrionale torna a crescere a doppia cifra.

Continua a rimanere marginale il cosiddetto “made in Basilicata”.
Le produzioni agricole e alimentari esportate sono appena 3,15% del totale e se anche si toglie il “blocco auto” restano appena il 14,68% dell’export lucano “a piedi”.
Viene da chiedersi anni di sovvenzioni a iniziative, società, corsi di formazione, convegni a cosa siano serviti se non al reddito personale di molti promoter del “puparulo crusco”.

Ci possiamo però consolare subito perché siamo a pieno titolo nel mondo del cinema e non è una battuta: nei primi sei mesi del 2015 abbiamo esportato 39 euro (trentanove) di prodotti cinematografici.

Non negli States ma in Belgio. Da qualche parte bisognava pur cominciare!