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La Potenza triste e la libertà dei sogni

Un mese fa, grazie agli psicologi della Scuola di Psicoterapia Erich Fromm di Prato, abbiamo scoperto che Potenza è la città più triste d’Italia.

Subito ci siamo indignati nel mentre, però, cercavamo un volto sorridente in grado di sostenerci nella tesi: “non è vero che i potentini sono tristi, i potentini sono felici”.

Ma fermiamoci un attimo: cosa rende le persone veramente felici?

Le persone sono felici se vivono in un contesto accogliente ma, soprattutto, se in quel luogo sono liberi di scegliere e realizzare i propri sogni.

E allora come la mettiamo con la popolazione lucana che diminuisce di anno in anno? Con giovani che vanno via per formarsi altrove e spesso non ritornano?

Innanzi tutto bisogna analizzare i territori dove si vive meglio. Parafrasando una nota pubblicità, stiamo bene in un contesto “progettato intorno a noi”, ossia quando lo spazio risponde alla nostre esigenze e bisogni, quando è stimolante ed è capace di soddisfare le nostre aspirazioni familiari e lavorative. Insomma, quando siamo a casa e nel mondo allo stesso tempo.

Potenza è in comunicazione con il mondo? Quante e quali porzioni di mondo abitano anche in Basilicata?

La libertà invece è innanzi tutto autonomia, quindi responsabilità. La libertà è la possibilità di scegliere la propria vita professionale e personale.

«Uno studente che sostiene l’esame scritto senza copiare, un dipendente pubblico che ha il coraggio di dire no a direttive inopportune quando non illegittime, un cittadino che adempie i propri doveri fiscali, creano libertà» è l’affermazione dell’economista Sebastiano Bavetta nell’intervista su L’Impresa 2/2014.  Rende liberi il rispettare le regole, avere come unico referente se stessi e non dipendere dagli altri. Solo così chi è libero può dire sempre ciò che pensa.

I potentini sono e si sentono liberi? E i lucani? Possono esprimere la loro opinione, si sentono liberi di costruire il loro futuro puntando solo sulle proprie capacità e nel territorio che li ospita?

«In regioni come la Sicilia, dove insegno e risiedo, la possibilità di realizzare il proprio sogno di vita non è prevista, per questo i giovani più istruiti se ne vanno ormai da diversi anni» ci dice ancora Bavetta.

Volendo riscrivere il periodo si potrebbe dire: per fare in modo che i giovani restino in Basilicata è necessario che la Basilicata incorpori più mondo possibile e che diventi un luogo dove ciascuno può realizzare liberamente il proprio sogno di vita.  

E’ questa la vera sfida di chi vuole cambiare la Basilicata. Ed è tanto necessaria quanto affascinante. Ma è anche difficile, tanto difficile. Ci sono parti che vanno eliminate in tronco, mentre altre si devono pensare e costruire in fretta. Il mondo non ci aspetta, e nemmeno i giovani che lo inseguono per diventarne parte.

Allora da dove iniziamo?