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La Banca Mondiale, Potenza e Giakarta

Lo studio della Banca Mondiale raccontato da @giuseppetralli  è l’idoneo suggello della deriva avvenuta negli ultimi dieci anni a Potenza (e non solo).

E’ la fotografia di come sia divaricata la realtà rispetto alla rappresentazione della realtà.

Non è che ci volesse la Banca Mondiale a dirci come non si sia fatto quasi nulla per attirare imprese (o quanto meno non farsele sfuggire): semmai la Banca Mondiale mette a nudo nella loro inconsistenza i protagonisti di questi anni.

Cosa sono stati questi anni?

Abbiamo clonato il modello napoletan-bassoliniano degli eventi, degli annunci e degli slogan. Il modello della politica leggera: mai tentare di risolvere grandi questioni che difficilmente saranno risolte nel lasso di tempo di una consiliatura.

Invece, corto raggio, concentrazione di attività in poco tempo (eventi), slogan e titoli di giornale.

Prendiamo i rifiuti: a Potenza si mette insieme umido e indifferenziato. Una bestemmia. In Campania, sì in Campania, ti taglierebbero le mani!

Bastavano 3.647 giorni per sistemare la raccolta differenziata?

La città si sta svuotando: il primo gennaio 2002 i potentini erano 68.970, il primo gennaio 2012 erano 66.698: -2.272 residenti.

I problemi sono strutturali. E quindi servono politiche vere e complesse. Non il corto raggio.

Ma se la politica e una classe dirigente non mettono le mani ai grandi temi, a cosa servono? Per riparare marciapiedi e partecipare ai bandi dell’Ue basta un buon burocrate.

La politica è visione e missione.

E, infatti, non risolvendo i problemi è arrivato il declino. Una classe dirigente di questo tipo non serve a nulla. Se non alla sua perpetuazione. Cosa che avviene puntualmente perché il corto raggio è ovviamente più funzionale alla clientela.

Vale la pena ricordare due episodi significativi e distanti nel tempo.

1992. La Corte dei Conti chiese a mezzo consiglio comunale di Potenza di restituire le spese per la partecipazione nel 1988 a un convegno a Giakarta (Indonesia) sulla mobilità nei paesi in via di sviluppo perché – scrisse la Corte – per quanto potessero essere i problemi certo “la nobile città di Potenza” non poteva essere paragonata a una città in via di sviluppo.

16 febbraio 2013. Derrick De Kerckhove chiudendo la tre giorni di  “Grande futuro per piccole città: perché l’innovazione e il digitale sono una grande occasione” prima di sversare il sapere contemporaneo all’uditorio, ha ringraziato gli organizzatori per l’autista spedito a prenderlo altrimenti ci sarebbero volute “non meno di 5 ore per venire in treno da Vico Equense a Potenza”. Trattasi di un percorso di circa 150 chilometri.

Dunque non avevano torto nel 1988 quei consiglieri ad andare al convegno di Giakarta sulla mobilità nelle città nei paesi in via di sviluppo, se ancora dopo 30 anni il profeta della rete rileva che per 150 chilometri ci vogliono 5 ore: cioè una velocità commerciale di 30 chilometri orari. Tempi da sottosviluppo.

Il nostro amato sindaco e i promotori del convegno hanno battuto le mani a Derrick De Kerckhove.