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La Basilicata si salva (forse) con l’informatizzazione avanzata

Il dibattito politico lucano è cristallizzato – bloccato – da mesi sulla scelta dei possibili candidati alla presidenza della Regione Basilicata. Tutti sembrano avere il programma praticamente pronto, condensato nel tema ricorrente del cambiamento.

Ma sotto questo termine ombrello, che richiama la volontà dei concorrenti e fa da sponda alle aspettative e alle frustrazioni degli elettori, al momento non appaiono dettagliate né le modalità sul cosa e sul come né le priorità su cui dirigerlo.

Quella che ci apprestiamo ad affrontare sarà una campagna elettorale prevedibilmente tutta giocata sulle persone, sulla reputazione, sul presente e sul passato, sulle biografie politiche e personali dei candidati.

Quello che mancherà – almeno è questo ciò che si percepisce – è un chiaro schema del cambiamento, del cambiamento dell’indirizzo della deriva a cui la Basilicata appare condannata. A dirlo sono i numeri, a partire da quelli che qualche giorno fa sono tornati in circolazione, con il report redatto a luglio 2018 dal CRESME (Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia).

Il destino della Basilicata, da qui al 2034, è la perdita del 13% della popolazione. Per avere più contezza sui numeri, qui ci sono le slide diffuse dal direttore del CRESME, Lorenzo Bellicini.

Ma il punto, ora, non è questo. O meglio, ne è un corollario.

C’è un solo settore che può davvero costruire un’alternativa alla stagnazione dello sviluppo economico e sociale della Basilicata, ed è quello delle ICT, più nello specifico della digitalizzazione e dell’informatizzazione avanzata dei sistemi che controllano, agevolano e determinano la nostra quotidianità, sanità e welfare su tutti.

Con l’occasione della presentazione del libro Effetto domino (Fausto Lupetti Editore), alla presenza degli autori Paolo Albano e Paola Perini , venerdì sera a Potenza ha avuto luogo un dibattito che forse meriterebbe di essere allargato e condiviso, per ricordare il patrimonio di innovazione che la Basilicata ha disperso e che dovrebbe recuperare come unica occasione di ripartenza.

Lo ricordava Pasquale Carrano (Gruppo MPH), ospite del dibattito: c’è stata una stagione lontanissima, tra gli anni Settanta e Ottanta, in cui la Basilicata anticipava l’intero Paese nella organizzazione di gestione informatizzata di alcuni settori chiave della vita pubblica, come la sanità.

La legge regionale sulla gestione diretta del servizio di informatica regionale è del 1978. Dieci anni dopo venivano stanziati contributi ai Comuni per l’utilizzazione e la gestione dei servizi informatici. Nel mezzo, centri di ricerca e archiviazione informatica dei dati, esperienze di digitalizzazione e messa in rete dei servizi. Poi la consapevolezza che i numeri ridotti della Basilicata potevano diventare un vantaggio proprio sul fonte crescita: sarebbe stato più facile investire risorse sul capitale umano, dovendone formare meno (numericamente). Contava la qualità, che agli inizi del millennio coincide con internet e il digitale consapevole a disposizione di tutti, per portare la piccola Basilicata, drammaticamente fuori dalla rotte comuni e senza ferrovie e aeroporti, al centro delle reti dell’infrastruttura immateriale.

Poi? Poi la Basilicata si è persa, si è fermata, un po’ avanti e un po’ più indietro, arrestando processi virtuosi e intuizioni positive.

È troppo tardi per recuperare? Alla sollecitazione di Gianni Molinari che ha condotto il dibattito, Carrano ha opposto il caso dell’Estonia, nazione piccola – più o meno estesa quattro volte la Basilicata o come la Svizzera -, che dopo 40 anni di dominazione sovietica si è trovata isolata, senza infrastrutture, con una sola ricchezza: capitale umano formato, di qualità, con elevato livello culturale.

Oggi l’Estonia continua a crescere, è un Paese digitale, il più forte nel blocco dell’Europa dell’Est, in cui si paga comodamente una multa con lo smartphone, hanno sede alcuni colossi delle telecomunicazioni e la coda alle poste non si fa più da anni.

L’informatizzazione è il processo che oggi ha il maggiore impatto sulla nostra quotidianità. Significa risparmio energetico, riduzione dei costi materiali, ma anche miglior qualità della vita, niente code allo sportello, nessuno spostamento fisico per ritirare delle analisi, nessuna cartella da ritrovare in vecchi cassetti per recuperare documenti importanti.

Quando la politica lucana capirà che il consenso non si forma più gestendo le file d’attesa, allora la Basilicata potrà rimettersi in carreggiata e riprendere a correre.