Sottani

Il viale di Mario

Un diario è sempre un diario: la raccolta di umori, di pensieri che poi prendono forma più compiuta, di appunti, di osservazioni.

Ma “Diario dal viale del tramonto. Basilicata 2000-2013” di Mario Restaino è qualcosa di più.

E’ l’insieme di osservazioni privilegiate di chi questi anni li ha visti nel dettaglio che la posizione del giornalista d’agenzia unicamente può riservare, cioè di chi pur dovendo raccontare la cronaca, non essendo obbligato all’analisi immediata, ha tutti gli elementi di valutazione ma anche quello spazio per una visione più distaccata e fredda.

Ne emerge una Basilicata che pur avendole capite ha sprecato tutte le occasioni, una classe dirigente – non solo politica – ripiegata a garantire la sua perpetuazione, un’opinione pubblica pronta al lamento e contemporaneamente alla trattativa.

Non piace il Diario di Restaino all’establishment, così come non erano piaciuti i suoi precedenti “I dieci anni che la politica lucana non voleva” e “Appunti di cronaca politica lucana”. Se ne farà – Restaino – una ragione.

Restaino sparge il sale su ferite aperte che si fa finta di non vedere, scopre l’ipocrisia del dare tutto a tutti e che alla fine non serve davvero a nessuno, svela il tatticismo politico della Chiesa lucana, poi travolta dallo scandalo di Elisa Claps.

Sarebbe una lettura consigliabile se davvero i lucani volessero addivenire a una profonda palingenesi.

Ci vorrebbe coraggio. Ma come scrive Restaino “coraggio e voglia di riscatto e di libertà sono concetti lontani dalla nostra società”.