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Il politico lucano e la scoperta del passero

Ha cambiato il suo mondo. Ha stravolto la sua vita.
Per il politico lucano nulla è più come prima da quando ha fatto la scoperta del passero. Twitter.
 Sì, il passerotto azzurro: 140 caratteri per mostrare scienza e fantascienza. Ormai delizia di ogni candidato e, purtroppo, supplizio di ogni elettore.

Eppure l’inizio è scivolato via senza grandi svarioni: qualche foto e commento inopportuno e il solito trombone “so tutto io” che, senza capire la differenza tra chat (riservata e confinata a due) e tweet (letto e aperto a tutti), si è slanciato con un appuntamento, twittato in mondovisione, per la “commara”.

Ma è da quando siamo entrati nel vivo della campagna elettorale che il Nostro passero si è scatenato. Cinguetta agguerrito da mattina a sera. Scrive di tutto e su tutto ed è convinto che il suo dire interessa tutti. E a spronarlo c’è l’immancabile stormo di “zompettanti” fedeli che lo accompagnano, sempre pronti e impegnati nella difficile gara a chi prima retwitta e più asseconda.

E se durante i tanti convegni che ama affollare, lo vedete dimenarsi in preda a convulsioni e contorsioni impossibili non vi agitate, non accorrete né chiamate aiuto.

Tranquilli. Non si tratta di mal di “panza” né di crampi da “malacreanza”.

Il Nostro sta solo cercando di assumere la posizione più naturale possibile nel mentre cerca, in allungo e con una contorsione, l’inquadratura migliore da dove scattare una foto, ma a se stesso. Un autoscatto, quasi sempre mosso, che, poi, diventerà fiero corredo del tweet che di lì a poco scriverà arricciato sul suo smartphone.

Il contenuto? Ormai un classico: “SALA PIENA mentre intervengo…Cip! Cip!”.

Adesso. Caro politico lucano, non vogliamo deluderti né deprimerti, il momento lo impone e occorre dirtelo: a noi, quello che dici, dove vai e con chi vai, interessa poco. E tanto meno le foto che lo testimoniano. Noi elettori ti giudicheremo per quello che saprai fare.

D’altronde te ne sarai accorto: oramai stiamo correndo lungo un precipizio. E se non vogliamo caderci dentro, non occorre la comunicazione ma la Politica, cioè provare a disegnare e costruire un futuro in cui ciascuno possa, con fiducia, proiettare le proprie energie e aspirazioni.

Da domani, dunque, non basta più cinguettare. Bisogna librarsi nell’aria e, finalmente, cominciare a volare.