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Il petrolio di Costa della Gaveta salverà Potenza?

Forse è solo fantapoliticaForse no. Ma c’è già chi lo pensa ad alta voce: il petrolio salverà Potenza e le sue disastrate casse comunali.

Il capoluogo, come dimostra il suo secondo default in 20 anni, ha un problema finanziario strutturale irrisolto (oltre alla generosa e costante cattiva amministrazione), problema che anzi si appesantirà ancora di più con i tagli dei trasferimento dello Stato e la riduzione di gettito delle tasse collegata alla diminuzione della popolazione (al netto della revisione dell’anagrafe del 2014).

Per far funzionare quello che resta della pomposa “città-regione” servono molti più soldi di quelli che arriveranno, in via ordinaria, nelle casse di Piazza Matteotti. Del resto la baldanza degli ultimi anni ha costi ben poco compatibili con la situazione attuale: per esempio i costi mensili di illuminazione della galleria del Cocuzzo (un’opera che più d’uno considera inutile) o il funzionamento delle scale mobili “più lunghe d’Europa” (chissà mai perché tutta l’Europa abbia evitato di farle così lunghe…).

Uscire dal tunnel del dissesto non basta, serve una soluzione strutturale. Né è sostenibile strutturalmente la processione con il cappello in mano a via Verrastro.

Serve un miracolo. E, come in tutte le favole a lieto fine, il miracolo (o almeno le premesse) c’è.

Nessun santuario Mariano dove dirigersi, Potenza questa volta volge il suo sguardo oltre la Manica, a una piccola cittadina del Wiltshire, Salisbury.

A Salisbury c’è la sede principale della Rockhopper Exploration Plc, società  nata nel 2004, specializzata nelle ricerche petrolifere offshore nelle isole Falklands, quotata all’Aim di Londra (il mercato delLondon Stock Exchange per le piccole imprese). Nel 2014 acquisendo la Mediterranean Oil & Gas plc  (Medoilgas), la Rockhopper è sbarcata sulla terraferma lucana come “rappresentante unico” del permesso di ricerca minerario “Serra San Bernardo” che comprende anche una parte del territorio di Potenza, tra l’altro, con Costa della Gaveta, San Luca Branca, Masseria Romaniello.

BASILICATALa Rockhopper Italia è l’ultimo dei “rappresentati unici” del permesso “Serra San Bernardo” in quel complicatissimo risiko che sono le alleanze, ma anche gli acquisti delle società, nel mondo del petrolio. Insieme agli inglesi il permesso è intestato all’Eni e alla Total, operatori delle concessioni della Val d’Agri e di Tempa Rossa.

Conferito nel 1994, il permesso di ricerca “Serra San Bernardo” è “sospeso” dal novembre del 2007 “(data del parere favorevole VIA della regione) sino alla data di rilascio intesa da parte della Regione Basilicata”.

Eppure negli anni precedenti alla sospensione, intorno al 2005, le ricerche condotte sui 268 kmq di superficie del permesso (poi ridotti a 61 kmq) diedero già la certezza: lì sotto c’è il terzo giacimento petrolifero più grande della Basilicata.

rockE gli inglesi sono così certi dell’esistenza del giacimento che quando hanno acquistato la Medoilgas Italia spa – con annesso portafogli ti titoli minerari – hanno comunicato alla loro frastagliata base azionaria che lì sotto ci sono 200 milioni di barili di greggio da estrarre. Solo per cominciare.

La Rockhopper Italia indica nel 2016 l’anno di entrata in produzione del nuovo giacimento. Del resto per passare dal “permesso” alla coltivazione ci sono molti ostacoli. Oltre ovviamente alla trattativa generale sul petrolio tra Stato e Regione.

Coltivare quel giacimento significa, tuttavia, aprire un rubinetto di royalties capace, approssimativamente (ma è una stima molto rozza), di alimentare le casse di Potenza tra 10 e 20 milioni di euro all’anno.

Cifre capaci di ridare acqua al deserto. Almeno così sperano a piazza Matteotti. E ci cominciano a ragionare.