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FCA: il lavoro da fare in casa

L’annuncio di Marchionne sulle assunzioni alla Fiat-Sata di Melfi ha colto la Basilicata di sorpresa. E così l’onda di dichiarazioni che subito si è sollevata è stata tanto alta e spumeggiante quanto generica e inconcludente.

Eppure il rapporto tra la Basilicata è l’automotive è stato e resta un tema cruciale per il futuro della regione.

 

I CONTRATTI, MARCHIONNE E RENZI

Innanzitutto va chiarito che l’impiego di nuovi lavoratori era previsto – è stato così anche per il lancio contemporaneo della Punto e della Lancia Ypsilon  – e che come dice Marchionne: “Assumeremo in modo interinale fino a quando il jobs act non diventerà effettivo“.

Infatti i nuovi operai si stanno inserendo con contratti interinali. FCA li assumerà direttamente solo quando saranno emanati i decreti attuativi del Job Act e sempre che si proceda senza intoppi al lavoro sui 18/21 turni settimanali (la Fiom non ha accettato il contratto che li prevede).

Se così sarà, è facile che per la firma delle assunzioni vedremo Sergio Marchione in Basilicata e, forse, finalmente, anche Matteo Renzi.

 

LA CONSULTA DELL’AUTOMOTIVE

L’uomo che Fiat mandò in Basilicata per avviare gli investimenti ricorda ancora l’incontro d’esordio con i rappresentanti delle istituzioni locali. Quando, gli amministratori nostrani, in fila e agghindati come Re Magi, dopo aver chiesto incontri rigorosamente individuali e privati, riuscirono a parlare in coro solo per chiedere qualche calciatore di scuola Juve per le squadre della zona.

Tempo da allora ne è passato. Le priorità sono cambiate e la FIAT sabauda non esiste più. Ma il modello di interlocuzione tra le istituzioni regionali e FCA (con il suo indotto) è ancora complicato. La Consulta dell’Automotive diventerebbe il luogo di confronto tra tutti i protagonisti di questa sfida (imprese, imprenditori e lavoratori) e i soggetti capaci di incidere sulla competitività di contesto (Regione, Sindaci, Università, enti sub-regionali: Asi, Sel, Acquedotto ecc.).

 

QUELLO CHE LA POLITICA DEVE FARE

La politica deve riconoscere l’importanza strategica della presenza del comparto automotive per lo sviluppo della nostra comunità. Deve garantire un’interlocuzione costante e finalizzata ai bisogni competitivi del Lingotto per orientare, ove possibile, le iniziative di governo. Solo così sarà possibile seguire l’evoluzione degli investimenti produttivi e prevenire – proponendosi anche nella mediazione degli interessi – quei conflitti che, in passato, hanno rischiato di pregiudicare definitivamente il rapporto del territorio con FCA e le aziende  dell’indotto. Perché è facile prevedere che ci saranno nuove tensioni tra i lavoratori (sindacati) e FCA. E’ fisiologico che accada.

Ma FCA non può neanche essere considerata solo come l’occasione d’incremento occupazionale.

FCA deve rappresentare finalmente un’opportunità per sviluppare il protagonismo imprenditoriale del nostro territorio. Per questo servono specifiche misure di incentivazione per le aziende già attive nel comparto e per attrarne di nuove.

Ci sono anche dei modelli ai quali ci si può ispirare.

In Campania, ad esempio, al rilancio dello stabilimento FCA di Pomigliano il governo regionale ha fatto seguire un Contratto di Programma firmato con un consorzio costituito dalle principali aziende campane di automotive. Tra queste anche imprese che poi hanno spiccato il volo verso una consacrazione internazionale non più legata solo al mondo FCA come ad esempio la Adler di Paolo Scudieri che oggi conta oltre 9.000 dipendenti in tutto il mondo.

Mentre, da noi, il Comune di Melfi determina ancora l’ammontare della  TARSU (cioè la tassa sui rifiuti delle persone) a carico delle imprese non rispetto al numero degli impiegati (quindi in base a quanti producono rifiuti) ma ai metri quadri! Quindi un’azienda media di mq 10.000 paga una tassa “fissa” sui rifiuti urbani di circa 30.000 euro l’anno, sia che lavori o che applichi la cassa integrazione cioè che produca rifiuti o meno.

 

UNA SFIDA DI TUTTI 

Si sa, le comunità assomigliano a chi le governa. E la comunità lucana, come la sua classe dirigente, è sempre stata poco sensibile ai temi dell’intrapresa e mai tenera con Fiat.

Troppe volte le questioni interne all’azienda sono diventate un pretesto per la ricerca della ribalta e del facile consenso da parte non solo della politica. Non a caso lo stabilimento di Melfi è noto più come luogo di accesi confronti che per le indiscusse capacità delle sue maestranze.

Anche se molti dicono il contrario, il futuro della Basilicata non può dipendere solo da turismo, cultura e agricoltura.

Da sempre, e oggi più che mai, non c’è progresso sociale e sviluppo economico senza manifatturiero, e non arrivano né resistono imprese in contesti incapaci di accompagnarle alla conquista del mercato.

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una scelta che non si può rinviare: o resistiamo all’inevitabile e procediamo dietro gli altri fino a quando ce la facciamo, oppure, anche noi,  come gli ex “ragazzi di Melfi” e tanti dei nostri figli, raccogliamo la sfida e proviamo a correre come il resto del mondo.