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Il voto delle regionali a Potenza, quartiere per quartiere

Il voto delle regionali 2019 nella città di Potenza, quartiere per quartiere

L’osservazione dei risultati elettorali da una prospettiva locale riesce sempre a restituire fatti e contesti che lo sguardo nazionale non potrebbe cogliere.

L’analisi dei risultati elettorali delle regionali del 24 marzo spiega, per esempio, quanto sia cambiata la città di Potenza.

E non solo perché, seguendo l’andamento generale, anche il capoluogo lucano ha smesso di essere un fortino del centrosinistra, consegnando il miglior risultato di coalizione al centrodestra guidato da Vito Bardi (44,50%).

Il primo partito in città resta il M5S con il 19,54% dei voti al candidato presidente – potentino, giocava in casa – Antonio Mattia.

Carlo Trerotola, candidato del centrosinistra e, soprattutto, imprenditore potentino stimato e conosciuto in città, si è fermato al 30,67%: in una elezione regionale che si è rivelata molto più politica di quanto ci si aspettasse, la caratteristica del volto pulito, della brava persona, non poteva essere sufficiente. Esce sconfitto anche a rione Lucania, dove ha sede la farmacia che dirige e che è un punto di riferimento fondamentale per gli abitanti.

La Lega, nel frattempo, con il 17,54% ha messo l’ipoteca sull’eventualità che spetti alla squadra di Matteo Salvini indicare il prossimo candidato sindaco della città di Potenza, per le elezioni del prossimo 26 maggio.

E sicuramente alle amministrative di maggio ora può pensare di proporsi quella sinistra ecologista che, con il 9,24% di Valerio Tramutoli ha determinato il vero voto di opinione del voto regionale nel capoluogo.

Fin qui il quadro generale. Ma è l’analisi del voto sezione per sezione che rivela qualche informazione ulteriore.

La prima, la più importante, riguarda l’identità di Potenza che non è più la città della classe borghese, dove il terziario istituzionale (uffici pubblici e sanità) determina il livello di benessere delle famiglie e, dunque, incide nella costruzione della  filiera del potere.

Potenza non è più neanche la città di un centro storico abbiente contrapposto ai rioni più popolari. In generale, non c’è grande differenza tra i risultati elettorali delle sezioni del centro storico e quelli raccolti in periferia.

La conformazione della città è cambiata.

Nelle zone più nuove che hanno ospitato l’espansione della città tra gli anni 80 e 90 – come Macchia Romana, Poggio 3 Galli e Zona G – i costi delle case sono crollati: l’elettorato qui è composto da famiglie normali, impiegati, operai, insegnanti.

Le contrade di Potenza fanno dato a sè. Dislocate e lontanissime, hanno per decenni ospitato micromondi familiari, piccole città nella città, dove ci si conosce tutti e la relazione con gli amministratori si sviluppava soprattutto attorno ai servizi essenziali e ai collegamenti. Oggi il disagio ha a che fare con il lavoro che manca sia per i genitori sia per i figli.

Anche il voto dei quartieri considerati più periferici, dove il disagio sociale è storicamente più alto, non dice cose diverse: è stato un voto politico, tra protesta locale e sentimento nazionale.

Le infografiche qui in basso servono a curiosare nel voto di Potenza, quartiere per quartiere. Con alcune doverose premesse.

L’aggregazione delle sezioni non è perfetta dal punto di vista teorico, anche perché i residenti di  alcune aree della città, per mancanza di strutture idonee, devono spostarsi presso i seggi dei quartieri vicini.

I dati pubblicati potrebbero subire variazioni, seppur minime, in seguito a eventuali riconteggi.

Le aree urbane sono state raggruppate per macrozone: centro, zona a ridosso del centro (rione Italia + rione Francioso), quartieri più popolari (Bucaletto, Cocuzzo/Serpentone, rione Lucania, rione Risorgimento/Santa Maria), le contrade, le grandi zone non più esclusivamente residenziali (Poggio 3 Galli, Zona G, Malvaccaro, Macchia Romana).