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Fondi europei: creare lavoro è il primo obiettivo? L’eterno dubbio dell’efficacia

Da qualche giorno sono stati pubblicati i dati relativi ai livelli di spesa dei fondi europei per la programmazione 2007-2013 da parte delle regioni italiane. Si tratta di dati ancora provvisori, perché per terminare di inserire la spesa le regioni hanno come termine ultimo il 31/12/2016. A quella data si potrà fare un bilancio definitivo. Nel frattempo si può provare ad analizzare alcune scelte del legislatore regionale nella programmazione trascorsa, scelte ragionevoli ma che hanno avuto effetti negativi indiretti.

  • L’indicatore che desta maggiore preoccupazione in Basilicata è il livello di occupazione. Cosa pensa il legislatore regionale? Prevede di dare alle imprese dei contributi per migliorare le proprie attività e in cambio chiede di assumere personale. Chi potrebbe dare torto al povero legislatore regionale! Qual è il problema? “la Regione, invece di ringraziarci quando riusciamo a mantenere i livelli di occupazione precedenti ai nuovi investimenti, ci chiede di assumere ancora”, il triste commento di un’imprenditrice lucana produttrice di pasta che ha ricevuto un contributo per automatizzare la fase dell’impacchettamento. In presenza di investimenti che per loro natura sono rivolti, automatizzando i processi,  a ridurre la necessità di personale, appare difficile immaginare crescite dimensionali delle imprese. Nella nuova programmazione bisognerà compensare investimenti che porteranno a ridurre le necessità di personale con investimenti in attività a maggiore intensità di risorse umane.
  • Altro tema ricorrente è il tentativo di migliorare la competitività delle imprese attraverso l’innovazione. Una delle cause della mancanza di innovazione è la mancanza di investimenti in ricerca, che deriva, anche, dalla difficoltà di far dialogare i centri di ricerca con le imprese. Numerosi i convegni su questo tema! Cosa fa il legislatore regionale? Assegna punteggi aggiuntivi nella fase di valutazione delle richieste di contributo se i progetti prevedono collaborazioni con i centri di ricerca e fa rientrare i costi della collaborazione tra le spese ammissibili a contributo. E cosa succede? “i tempi dell’Università non sono in linea con ti tempi di realizzazione dell’Avviso”. Successivamente ad un iniziale interesse, diversi centri sono venuti meno soprattutto perché i tempi della ricerca si sono rivelati più lunghi dei tempi concessi alle imprese per realizzare il programma. Quindi? Forse si potrebbero  stabilire delle convenzioni con i diversi operatori.
  • Quante volte abbiamo sentito dire: la difficoltà delle imprese lucane di concorrere sui mercati internazionali è nella dimensione; sono troppo piccole! Quale correttivo allora immagina il legislatore regionale? Prevede contributi per l’internazionalizzazione a condizione che le imprese presentino un progetto in gruppo (reti, raggruppamenti temporanei di imprese, consorzi). “Come faccio a sviluppare un progetto comune con un’impresa, che, in altri contesti, rappresenta un mio concorrente?”, il commento di un imprenditore che non è riuscito a concludere il proprio progetto di internazionalizzazione, nonostante il contributo assegnato. Il tentativo, soprattutto nei progetti di internazionalizzazione e ricerca, di promuovere l’aggregazione delle imprese è stato difficoltoso. Sono arrivati a conclusione solo i gruppi che erano preesistenti agli Avvisi Pubblici, ossia con relazioni già sviluppate. Quale può essere allora la strada? L’avviso pubblico non è lo strumento adatto a favorire l’incontro, è più opportuno utilizzare progetti che favoriscano le attività comuni e poi l’avviso pubblico per concedere contributi potrebbe anche essere la fase finale di tale processo.
  • Quando un contributo è assegnato ad un’impresa, l’importo corrispondente resta congelato. Se l’imprenditore non realizza il programma di investimento e richiede il relativo contributo, questi soldi restano non spesi. Il legislatore regionale, per rendere più oggettiva possibile la verifica della copertura dell’investimento, in modo di avere la sicurezza della realizzazione del programma, chiede alle imprese proponenti di dimostrare di aver ottenuto un mutuo da un istituto bancario. Il paradosso qual è stato: le banche hanno chiesto agli imprenditori di acquistare polizze o obbligazioni di pari importo da dare in pegno a garanzia del mutuo. “ho dovuto pagare gli interessi alla banca sui miei soldi”, l’amara considerazione di diversi imprenditori lucani. Come superare tale problematica? Rinunciare a questa certezza o semplificazione e affidarsi ad un’analisi economico finanziaria più approfondita.