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Il bivio della Basilicata: osare o sparire

L’insieme degli indicatori demografici, elaborati dall’Istat, allunga un’ombra sinistra sull’esistenza stessa della Basilicata.

Il tasso di crescita totale, ossia la somma del tasso di crescita naturale (differenza tra il tasso di natalità e il tasso di mortalità) e del tasso migratorio totale (rapporto tra il saldo migratorio dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000) è stimato per il 2015 in -5,2 (-2,3 quello italiano) ed è al terzo posto nel Paese dopo il -7,9 della Liguria e il -7,2 della Valle d’Aosta.

Inoltre, in  prospettiva – secondo le previsioni Istat (scenario centrale) – il tasso di crescita dovrebbe schizzare nel 2065 a – 10,6!

Come si è determinata questa situazione?

Anzitutto, il quoziente di natalità (rapporto tra il numero dei nati vivi dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000) è passato da 9,2 del 2002 a 7,2 del 2015 e nella prospettiva 2065 toccherà (scenario basso, in linea con il dato 2015) 5,5.
Peraltro questa situazione si determina con due andamenti diversi per entrambe le province: Potenza ha subito un trend più negativo, Matera parte più alta poi scende. Alla fine del periodo considerato tra le due province resta la stessa distanza dell’inizio: cioè il due per mille!

 

Sul fronte della natalità, inoltre, va segnalato come l’età media del primo parto (2015) sia a 32,2 anni (solo la Sardegna fa peggio a 32,3), mentre il numero medio di figli per donna (tasso di fecondità totale) è 1,17: fa peggio, anche in questo caso, solo la Sardegna con 1,10.

Paradossalmente nel Paese tra il 2002 e il 2015 il tasso di fecondità è aumentato da 1,27 a 1,35 (anche se dopo il picco a 1,46 del 2010 è di nuovo in flessione)!

Poi c’è l’emigrazione: pur senza toccare i livelli drammatici degli anni ’60, c’è sempre una costante uscita, soprattutto verso le altre regioni italiane, di giovani che ha sistematicamente falcidiato le classi in età riproduttiva e modificato la struttura demografica della regione.

Ne pare che finora abbia dato impulso alle dinamiche demografiche l’immigrazione extracomunitaria.

E’ cambiata, a questo punto, la composizione della struttura della popolazione.

Nel 2065 – secondo lo scenario centrale delle previsioni elaborate dall’Istat – il 40 % della popolazione avrà più di 65 anni, tra questi gli ultaottantenni saranno il 18,96% e gli ultra centenari lo 0,59% !
Di contro i ragazzi fino a 14 anni saranno il 9,2%, e quelli tra 15 e 30 solo il 13,2 %! Cioè il numero di ultraottantenni, in pratica sarà uguale a quello della popolazione da 0 a 30 anni!

Cosa significherò tutto questo?
Lo spiega il demografo Massimo Livi Bacci nel suo ultimo libro “Il Pianeta stretto”:

Si può dire che le società dei 100 anni debbano sviluppare una grande flessibilità nella distribuzione dei ruoli e delle funzioni secondo l’età. E c’è da attendersi che le società incapaci di sviluppare questa flessibilità accumuleranno gravi ritardi e inefficienze”

Appare chiaro che con queste prospettive di allungamento della vita l’età della quiescenza non potrà che essere intorno a 75 anni.

E, dunque, la Basilicata ha di fronte la sfida più importante della sua storia perché a questo punto e con questi numeri ne è in gioco la sopravvivenza come unità geografica e culturale, anzitutto prima che amministrativa.

E’ chiaro che alcune situazioni non sono nelle mani di nessuno: il trend dello spopolamento dell’aree interno è tale da decenni (e da decenni se ne è preso solo atto), il vulnus dell’allungamento dell’età pensionabile è parte dello scontro culturale a livello nazionale, il tasso di fecondità è funzione del tempo in cui viviamo.
Ma al di là delle cose non fatte nei tempi trascorsi, sulle quali è inutile pure perdere altro tempo, c’è un’agenda di cose da fare a livello locale e con una certa solerzia.

Tra l’altro:

  • sostegno alle mamme e alle mamme lavoratrici: asili nido a orario prolungato, bonus baby-sitter, trasporto scolastico. E questo per tutti, indipendentemente dal reddito.
  • scuole aperte tutto il giorno e l’estate, per giocare, studiare, stare insieme, condividere la conoscenza fra generazioni
  • in ogni comune un “hub del sapere” per raccogliere, stimolare e coltivare la creatività
  • completare le strade cosiddette trasversali agli assi che scorrono nelle valli (quella della Sauro, come esempio per tutti)
  • diffondere la banda ultralarga o in alternativa le reti Lte e G5 per la connessione totale a Internet
  • sostegno con aiuti indiretti e automatici la creazione di impresa

E i soldi?

Anzitutto le royalties del petrolio: meglio concentrarle su questi programmi che buttarle in programmi parasociali che non generano risultati e stimolano scarsamente i consumi.

E poi un taglio selvaggio di tutti i costi inutili nelle pubbliche amministrazioni locali, riduzione del numero dei comuni, diffusione dell’e-governance.

In una parola portare l’efficienza all’estremo! Non un solo centesimo deve essere sprecato.

Un programma di servizi di questo genere è anche importante generatore di occasioni di lavoro.

C’è qualcuno che è disposto a pensare per le prossime generazioni e a dimostrare che lo sbandierato amore per questa terra non è solo uno slogan ma un impegno vero?