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Design: un’idea, una storia e un progetto

Il design. Una sola parola, che apre a molteplici significati e ambiti di applicazione. Quando si parla di design, spesso, erroneamente, il riferimento automatico è legato al solo senso estetico, al bell’oggetto da esporre e da guardare.

Già partendo dall’analisi etimologica della parola (progetto) però ci si può rendere conto che parliamo di qualcosa di più.

Alcune tra le definizioni che colpiscono, rimandano al concetto della consapevolezza, la consapevolezza di ciò che siamo ora, di ciò che ci circonda ma anche di ciò che vorremmo essere e immaginiamo per il futuro.

È questo il motore che spinge, forse, ad avvicinarsi a questo grande mondo, che coniuga più professionalità, dall’ingegneria, all’arte, dall’invenzione al mercato. Uno sguardo attento a tutto ciò che ruota intorno ad un’idea, a tutto ciò che c’è dietro il percorso di realizzazione di un progetto.

Sapere-Lucano_a-schermoEd è così che, da un foglio e una matita, si inizia a dare forma a un’idea, a un’immagine, a un’emozione.

Circondati come siamo da miliardi di segni, forme e simboli, forse non ci siamo mai resi conto di quanto il disegno rappresenti la realizzazione perfetta della nostra immagine mentale.

Senza una struttura che diventi disegno e che assuma una forma, ci troveremmo circondati da un insieme di segni, che, analizzati singolarmente, sarebbero privi di significato.

1200x679_ottone-bedroom-formabilio-walnut 1200x679_ottone-bedroom-formabilio-walnut-4Se ci fermassimo banalmente ad osservare, forme, colori ed oggetti saremmo destinati a vivere a metà. Pensando che ciò che stiamo guardando è semplicemente bello o brutto e ignorando che ciò che si presenta davanti ai nostri occhi è stato pensato, desiderato, studiato.

Sì, perché dietro ogni forma, ogni materiale, ogni colore, oltre alla professionalità e alla ricerca dell’utilità, c’è l’attenzione e la sensibilità.

Progettare e creare vuol dire anche raccontare una storia e riuscire ad emozionare.

La storia di Laura Pirrone, parte da qui. IMG-20160325-WA0004Giovane designer lucana, laureata presso la scuola di Architettura e Design di Camerino, con alle spalle diverse esperienze all’estero ed un master in corso al Politecnico di Milano, parla del design associandolo metaforicamente a una spugna, «che assorbe curiosa, stimoli e conoscenze, per poi spremersi e sintetizzare un’idea complessa in una semplice soluzione, dove spesso è la cura del dettaglio a fare la differenza».

Approcciatasi al design prima con la realizzazione di complementi di arredo, poi con progetti ispirati alla risoluzione di varie tipologie di problemi, e con la creazione di loghi o di brand, chiarisce che l’elemento comune, qualunque sia il progetto, resta l’utente a cui ci si rivolge e la funzionalità di ciò che si realizza.

giubbotto salvataggioPerché anche un giubbotto di salvataggio, studiato come strumento di autosoccorso in caso di valanga (con un sistema di airbag presente nel colletto, che impedisce l’ostruzione delle vie respiratorie) diventa un oggetto di design, per il solo fatto di essere ingegnoso e funzionale per chi lo utilizzerà.

Oppure un comodino dalle linee semplici e delicate, contenitore di segreti, piccolo “assistente” del nostro vivere quotidiano, diventa design quando dietro all’aspetto insolito nasconde la cura dei dettagli e la ricerca del benessere di chi lo accoglierà nell’angolo più intimo della propria casa.

Non si tratta di arte, come alcuni erroneamente ritengono. Il design è soprattutto osservazione e rappresentazione. Non c’è spazio per l’interpretazione, design è intuizione, soluzione e ricerca dell’empatia.