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Caro Descalzi, in Basilicata la prima mossa tocca ad Eni

 

Una palude. Il rapporto tra Petrolio e Basilicata ristagna. Mentre si fatica a seguire il filo e gli intrecci di tutti i fronti aperti (giudiziari, ambientali, sanitari, politici ed economici), Eni e Regione Basilicata si guardano ma non si parlano.

Eppure occorre ripartire. Perché se da un lato, con la riduzione del suo prezzo, il petrolio non è forse più strategico per l’Italia, dall’altro, resta fondamentale per la Basilicata. Negli ultimi 15 anni, infatti, con le royalty – circa 1,5 miliardi di euro – la Regione ha coperto molta “spesa corrente”. Cioè ha usato i ritorni del petrolio per costruire e sedimentare capitoli di spesa (Vie Blu,Università,Sanità ecc.), quindi servizi che, a questo punto, è difficile sostenere senza l’aiuto dell’oro nero. Poi c’è la questione ambientale. Troppo importante per non rivedere il sistema dei controlli.

Serve, dunque, azzerare tutto e disegnare un nuovo inizio nel rapporto tra la comunità lucana e il mondo delle estrazioni. Ma, ovvio, su altre basi e con altre dinamiche.

 

Sbaglia chi ritiene che non sia il momento.

E’ vero. Il tema Petrolio dipende dalle scelte del Governo Nazionale, da quello Regionale e da Eni. E quindi il terremoto politico seguito al voto del 4 marzo e le elezioni regionali in Basilicata alle porte (si vota tra otto mesi) rende, questa fase, incerta. Così sono in molti a credere che sarà impossibile affrontare la questione fino a quando, sia a livello nazionale che regionale, non ci saranno assetti definiti. Ma così non è. Vediamo perché.

 

Perché il PD deve prendere posizione

Il Presidente Pittella e il suo partito non possono stare con le mani in mano se non vogliono trasformare le prossime elezioni regionali in un referendum sul petrolio che ne decreterebbe la loro sicura sconfitta. Se il PD lucano, nei prossimi otto mesi, sia, poi, in grado di proporre e proporsi è, invece, un’altra questione.

 

Perché i pentastellati non possono essere contro 

Lo spauracchio, sia nazionale che locale, è un Governo 5Stelle. Di Maio però non si è mai espresso contro le estrazioni e anche le posizioni dei pentastellati lucani, negli ultimi tempi, sembrano meno rigide. Di certo alzeranno il tiro nella campagna elettorale regionale ma faranno comunque fatica a mettere in discussione il petrolio (leggi royalty). E vorrei vedere: i loro programmi prevedono molta spesa pubblica.

 

Lo spoil system in Eni

Il timore che il nuovo Governo cambi i vertici dell’Eni esiste ed è un’altra variabile. Sembra più a rischio però il Presidente, Emma Marcegaglia, perchè Descalzi, invece, ha i numeri e l’esperienza dalla sua parte. Difficile farne a meno. Almeno in questa fase. Poi, sistemare la vertenza Basilicata male non sarebbe…

 

E gli altri?

Sia a livello nazionale che regionale il centro destra, Lega compresa, non è mai stato contro l’oro nero. Anzi.

Restano i corpi intermedi della comunità lucana. E qui, è difficile sperare nel gesto eroico di uno dei suoi rappresentanti. Miopi e impreparati, negli ultimi anni hanno preferito esercitare il ruolo di fidate e puntuali ancelle del potentato di turno. Mentre la società civile non ha leader capaci di meritare una delega così importante dalla comunità lucana.

Ma allora a chi spetta preparare il foglio bianco? Chi deve iniziare a riscrivere, e cosa?

 

Resta ENI

Non resta che affidarsi proprio alla stessa Eni per provare a riannodare il filo spezzato.

Per questo mi rivolgo a lei dottor Descalzi. Vede, Eni ha commesso  l’errore di applicare in Basilicata lo stesso modello di relazioni utilizzato nei paesi in via di sviluppo. Per carità, noi lucani siamo quello che siamo ma, forse, proprio per questo, bisognava agire diversamente. Capita la qualità degli interlocutori e le dinamiche di contesto, i suoi uomini dovevano procedere con modelli di interazione alti e trasparenti. Bisognava avere la pazienza di spiegare e coinvolgere proprio per evitare di finire, come è stato, vittime del contesto. Invece hanno scelto vie brevi e contorte. Hanno scelto di farsi intermediare. Hanno scelto secondo la mappa che disegnava chi era interessato o non all’altezza. Il risultato è storia. Una brutta storia che, purtroppo, ora, fa male a tutti.

Ma si può e si deve recuperare. Riuscirci, per altro, potrebbe non essere poi così difficile e, viste anche le incertezze del momento, potrebbe esserle di aiuto, dottor Descalzi. Vediamo come.

Sul sito dell’Eni campeggia una sua  bella dichiarazione sul piano messo in campo per il rilancio della raffineria di Gela : «è il primo grande progetto trasversale e integrato che Eni mette in campo in Italia per costruire con il territorio un nuovo programma industriale» con cui si investono 2.2 miliardi di euro tra infrastrutture, risanamento ambientale, progetti di sviluppo, un Competent Center e tanta formazione sul territorio tra alternanza scuola lavoro, apprendistato, borse di studio ecc. Bene, è giunta l’ora di pensare e realizzare il secondo grande progetto trasversale, quello della Basilicata. Serve un grande piano industriale capace di attrarre investimenti e generare lavoro in ambiti diversi dal petrolio – il settore estrattivo da solo non basta –  da affiancare ad un nuovo progetto di risanamento e tutela ambientale. Ma che deve essere sottoposto al controllo di un soggetto terzo e autorevole. 

Proprio come a Gela, i lucani chiedono sviluppo, lavoro e sicurezza ambientale. 

Forza dottor Descalzi, riannodiamo questo filo. Instauri un rapporto diretto con la comunità lucana.

Come recitava la vocina dei vecchi flipper quando la pallina , tra lucine intermittenti e suoni acuti, veniva mandata in bonus: “questo è il tuo momento magico”.

 

Ps: bene una sede Eni a Potenza, ma dico io: proprio in via Anzio, nei pressi degli uffici della Regione Basilicata, dovevate andare? La strategia giusta non è “stare vicino alle istituzioni”, ma ai lucani.