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Convegni, convenuti e allenamenti sconvenienti

Nella crisi anche in Basilicata si risparmia su tutto, tutto tranne il numero smisurato di convegni. Queste riunioni, nate per scambiare opinioni ed esperienze ma diventate il rito principe per inseguire consenso e ribalta, hanno regole precise.

Il tema, ad esempio, si sceglie sulla base dei relatori: se non c’è il Governatore, ci vogliono almeno due parlamentari, poi gli assessori, l’università ecc. E così non ci sono poltrone che bastano visto che un certo numero, quelle a favore di telecamera, vanno poi riservate per le terga illustri. La “location”, così si dice oggi, è sempre poco capiente perché “le persone devono rimanere in piedi” per dimostrare interesse e affluenza. Se non con una conferenza stampa, il convegno si annuncia con un comunicato (con dichiarazioni e ringraziamenti preventivi), a cui ne seguirà, poi, uno di chiusura (con dichiarazioni e ringraziamenti successivi).

Nel convegno lucano l’unico puntuale è il ritardo: minimo 50 minuti. I saluti occupano la metà del tempo complessivo e gli interventi durano almeno il triplo dei minuti assegnati.
Il relatore indugia sempre con il classico: “e mi avvio alle conclusioni” a cui , dopo un ulteriore traccheggio, aggiunge il fantastico “e concludo per davvero” con cui candidamente confessa, almeno sulla durata, di aver preso tutti per i fondelli. E così, troppo spesso, il convegno si fa passerella, diventa una maratona di parole dove si recita molto, si ascolta poco e si capisce niente.

Anche così si allena la Basilicata. Preferiamo lo spinning, cioè pedalare da fermi. Ci consumiamo su noi stessi senza andare da nessuna parte. Qualcuno dirà: ma almeno correre sul posto, anche se al chiuso e senza vento, mantiene in forma. E infatti ci piace solo mostrare i muscoli e siamo fieri di essere i primi tra quelli che non ce la fanno.
Ci accontentiamo di apparire belli e pronti sui blocchi di partenza, ma di fronte alle occasioni, poi, però, si fa come sempre: “con calma, la prossima volta…”.