Capitale europea della cultura 2019: le sei città a confronto

Sono partite in 21. Il valico della prima selezione lo hanno raggiunto in 6. Ma a scollinare sarà solo una. La Capitale Europea della Cultura 2019  si deciderà tra Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna e Siena entro il 2014.

Una partita che non si gioca solo sulla storia della città ma soprattutto sul programma degli eventi da realizzare. L’obiettivo generale è “migliorare la cooperazione nel settore culturale e promuovere il dialogo e l’integrazione ”. Quello specifico, è crescereAttrezzare e orientare un territorio e la sua comunità al turismo culturale. Quindi disegnare una città che non sia solo contenitore, ma anche contenuto.

D’altronde, diventare Capitale Europea della Cultura è il miglior inizio per chi si propone come attrattore culturale.

I vantaggi sono diversi. Il Turismo innanzi tutto: migliora il profilo internazionale e il livello culturale della città e garantisce un +12% di presenze in media rispetto all’anno precedente ‑ ma spesso è molto di più ‑ che si sedimenta negli anni a seguire. Poi gli  investimentiQuelli operativi, cioè utili a realizzare il programma (compresi i costi del personale e amministrativi) e a promuoverlo, vanno dal minimo di Reykjavik 2000 di 7,9 m € agli 85 m € di Liverpool 2008. Mentre in quelli infrastrutturali (ammodernamento dei contenitori culturali: musei, teatri ecc., riqualificazione urbana e trasporti), Genova 2004, ha superato i 200 m € spesi. Chi copre questi investimenti?  Gli enti pubblici (in media fino al 77%  del totale), con gli Stati nazionali a farla da padrone.

Una competizione dunque serrata per una grande opportunità. Noi abbiamo interrogato il database di ICityLab2013, l’indagine annuale sulle città di Forum PA, per provare a confrontare le sei città su alcuni indicatori che riguardano turismo e cultura. Vediamo come è andata.

Spesa per funzioni relative alla cultura ed ai beni culturali
L’indice misura la parte di spesa totale indirizzata in maniera specifica ai servizi dedicati alla cultura e al tempo libero per abitante. Matera comanda. E’ l’unica ad essere sopra la media (è 16esima in Italia). Segno di una strategia specifica che, anche se in un momento di scarsa disponibilità finanziaria dei comuni, punta già ad innalzare il livello dell’offerta culturale. In coda le posizioni di Siena e Lecce. Poco meglio, quasi appaiate, fanno Cagliari, Perugia e Ravenna.

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Capacità di attrazione dei consumi turistici

E’ data dal numero totale di presenze di Italiani e stranieri negli esercizi ricettivi di ciascuna città diviso il numero dei suoi abitanti. Siena e Ravenna confermano una vocazione turistica consolidata collocandosi tra le prime in Italia. In attivo rispetto alla media anche Perugia, altro campione turistico. Matera è di poco sotto la media ma in crescita, mentre Lecce e Cagliari sono più distanziate.

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Esercizi ricettivi per 1000 abitanti
I dati si riferiscono al 2012 e quasi tutte sono ampiamente sopra la media. Fa eccezione solo Cagliari che è appena al di sotto. Siena la fa da padrona (è terza in Italia dietro Venezia e Rimini) e vale quasi tre volte Lecce. Segue Ravenna, poi Matera e Perugia appaiate.

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Partecipazione a spettacoli

Ravenna è prima in Italia e surclassa le altre cinque. Siena fa meglio delle restanti ed è sopra la media nazionale come Perugia e Cagliari che la seguono. Negativa Lecce 68esima in Italia, molto negativa Matera che è 97esima su 103. Anche se ad essere censiti sono solo gli spettacoli a pagamento. E nel Sud c’è molta piazza negli spettacoli e nella musica, ma questa non finisce nei numeri ufficiali.

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Spettacoli ogni 1000 abitanti

Siena (ottava in Italia) guida seguita da Ravenna e Cagliari. Sopra la media Perugia. Ancora male Lecce e Matera rispettivamente 73esima e 93esima a livello nazionale su 103.

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Cagliari appare dunque  la meno preparata in campo turistico. Mentre  Siena e Ravenna, ma anche Perugia, hanno un lievito culturale e turistico maturo, sono cioè pronte e “abituate”. Ma questo potrebbe non essere un vantaggio. Proprio la recente, costante e forte ascesa turistica di Matera e Lecce e il grande fermento, locale e nazionale, che sta accompagnando le loro candidature potrebbero spingerle verso l’impresa. Certo, i loro dati su partecipazione e numeri di spettacoli chiamano ancora molto lavoro.

Specie a Matera dove è evidente che per creare “l’abitante culturale”, tra gli obiettivi della candidatura, serve fatica. Quello che manca è il pubblico della città, e questo non si compra e né si costruisce, come alcuni propongono, con il ferro e il cemento di un nuovo teatro.

Anche perché a Matera capitale della Cultura non servono spazi chiusi: bastano quelli che ci sono. Matera è una città dai luoghi diffusi, dove prevale l’intimo all’oceanico. Questi sono punti di forza che nascono dalla storia e che sono la diversità da offrire all’Europa.

Guai a sacrificarli sull’altare delle grandi opere. Del resto questa strada non ha portato mai a molto.

Per altro un nuovo “contenitore”  mortificherebbe “Il Duni“. Il teatro storico della città che, realizzato nel 1949  su progetto dell’architetto e grande innovatore materano Ettore Stella, è considerato tra i primi e migliori esempi italiani di razionalismo organico e, come tale, campeggia nei libri di storia dell’architettura.

Anche di questo bisogna tener conto se, oltre che predicare, si vuole davvero praticare cultura partendo da Matera.


PS: Ettore Stella
ha progettato, tra l’altro,  il “Gran Caffè Italia” di Potenza.

Per chi volesse approfondire la figura di questo “modernizzatore lucano”  consigliamo il bel volume “ETTORE STELLA 1915-1951” di Luigi Acito edito da Electa.

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