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Cambiare si può, usiamo le “eccellenze isolate”

Due eventi di rilievo causalmente concentrati tra il 21 e il 23 settembre u.s. in Basilicata, a Maratea e Tito, (e anche in prospettiva il TEDxPotenza dell’8 ottobre) offrono l’abbrivio per provare a offrire qualche spunto per aiutare chi in questa terra vorrebbe cambiare il paradigma del declino (spesa pubblica, pensioni, clientelismo).

Sia Heroes, organizzato da Michele Franzese, sia “Declinare Industry 4.0” (nella foto di pagina), promosso da Aldo Bonomi, Pasquale Carrano e Michele Di Trana (MPh group) hanno dimostrato come “semplicemente” portando al centro della “scena” la “creatività e l’impresa” si possono dettare nuore “regole d’ingaggio” a tutta la comunità.

Come si può opporre alla baldanza e alla voracità creativa dei ragazzi di Maratea il non-ritmo dell’attesa e la discussione sulla virgola su cui la società e la politica lucana sono così proficuamente impegnate? Come si può opporre ai ragionamenti e alle visioni dell’economia della rete dove “il valore di una risorsa per ognuno dei suoi utenti aumenta a ogni nuovo utente” (La nuova rivoluzione delle macchine: Lavoro e prosperità nell’era della tecnologia trionfante di Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee) alla pratica del non decidere, non osare e garantire lo “status quo”?

La Basilicata ha un futuro – a dispetto dell’aria mefitica che si respira ora – perché è ancora oggi un luogo che nasconde “eccellenze ed eccellenti” capaci di stacchi e distacchi impressionanti.

Maratea 21 settembre
Heroes, un dibattito dell’evento

Il problema è sempre lo stesso: “eccellenze ed eccellenti” vanno messi in rete (esaltando e non comprimendo le diversità).

I lucani hanno difficoltà a mettersi insieme, una difficoltà antropologica, e spesso quando si mettono insieme a differenza dell’economia di rete perdono individualmente e collettivamente di valore o stanno insieme per “parlare” all’ombra del Palazzo.

Il paradigma del declino si cambia appunto combattendo questo isolamento e questa modalità di rapporti: una “battaglia” fatta di esempi e di qualche cursore che si incarica di “aprire” le prospettive della “cooperazione-competizione”. Non servono soldi pubblici, servono spazi e riconoscimenti sociali!

Chi ci prova?