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Caffè, a Oppido la miscela cambia guardando l’orologio

Ci sono pensieri che ti ronzano in testa e non trovano una collocazione. Sembra che non riescano a trovare una meta, non si sa dove vogliano andare a finire. E all’improvviso tutto si chiarisce, tutto s’incastra e ogni cosa va al proprio posto. Mi è successo con il caffè. Era da un po’ che ci pensavo. Come il caffè è nelle abitudini quotidiane, come accompagna la nostra giornata. Ma poi restava lì senza una meta: riflessioni senza scopo. E poi mi è capitato di visitare una piccola azienda che si occupa della lavorazione del caffè e il discorso si è chiuso.

La mente si è riposata, ha raggiunto la sua definizione.

E’ strano: il caffè è per quasi tutti gli italiani un’abitudine, un rito che scandisce momenti precisi delle nostre giornate. Rappresenta una costante di cui non possiamo fare a meno. Eppure non sappiamo quasi nulla del caffè. Certamente sappiamo che in alcuni bar il caffè ci piace di più o ci piace meno, quando andiamo la supermercato, scegliamo il nostro marchio, senza farci corrompere da sconti e promozioni. Ma se qualcuno ci chiedesse che tipo di miscela caratterizza il tuo caffè, quale miscela preferisci, in pochi saprebbero rispondere.

Una piccola impresa lucana, la Escaffè di Oppido Lucano, sta cercando di trasmettere un nuovo modo di concepire il consumo del caffè, un consumo consapevole. Ha presentato all’Expo una Carta dei caffè ossia la possibilità di scegliere dei caffè “monorigine”. Tutti i caffè sono il frutto di una miscela che mette insieme più tipologie, nel caso dei caffè ”monorigine” si sceglie di bere un caffè di una sola tipologia con caratteristiche identificate, raccolte e descritte in una sorta di menù.

Gli imprenditori spesso presentano le proprie scelte aziendali con un entusiasmo tale da farle sembrare quasi delle grandi scoperte.  Di quest’impresa non ci interessa il fatturato o il margine operativo lordo, ci interessa invece questa capacità di guardare al futuro, la passione con cui sono accarezzati i chicchi del caffè, lo spazio dato alla seconda generazione, la possibilità di crescita, di espansione, la passione… Attualmente l’impresa sta sviluppando un nuovo progetto in collaborazione con l’Università della Basilicata che potrebbe rappresentare forse l’intuizione giusta: il punto di partenza è rappresentato dalla sfiducia nei decaffeinati. I caffè in base alle tipologie e al processo di lavorazione contengono più o meno contenuti di caffeina, una ricognizione dettagliata potrebbe portare a scegliere caffè a diverso contenuto di caffeina in relazione ai diversi momenti della giornata.

Partendo da questa impresa cerchiamo di capire cosa rappresenta la lavorazione del caffè per la Basilicata.

Secondo i dati ISTAT (2011) in Italia ci sono 1.021 imprese (253 nel Nord Ovest, 201 nel Nord Est, 202 al centro, 242 al Sud e 123 nelle Isole maggiori) che si occupano della lavorazione del the e del caffè, solo un’impresa occupa tra i 500 e i 999 dipendenti e una ha più di 1000 dipendenti, mentre 23 aziende su 100 hanno solo un dipendente e 24 su 100 ha tra i 3 e 5 dipendenti. La forma giuridica maggiormente scelta è la società a responsabilità limitata, il 38%, seguita dalla ditta individuale, preferita dal 26% delle imprese.

16, le unità locali presenti in Basilicata, di cui 7 ditte individuali, 1 società in nome collettivo, 3 società in accomandita semplice e 5 società a responsabilità limitata. Non c’è alcuna concentrazione territoriale, sono distribuite sul territorio regionale e sono piccole realtà. I siti internet sono molto essenziali e una decina sembrano avere un marchio in qualche modo messo in evidenza: Escaffè e Opinum a Oppido Lucano, Chixò e Don Fenandos a Lavello, Caffè Briamonte di Sant’Arcangelo, Gran Caffè Lucano di Muro Lucano, Falcone di Lagonegro, Il Caffè di Cristallo di Matera, Torrefazione Sud Caffè di Grassano, Torrefazione Caffè Lucano di Bernalda. Sono nate intorno agli anni 70 e con un’esperienza iniziale di vendita.