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Viaggio in terra incognita | La Basilicata nei libri #1

La terra incognita. Un diario di viaggio in Basilicata

La terra incognita. Diario di un viaggio in BasilicataPaese che vai, dice l’adagio. Il viaggio è lo strumento per la conoscenza, suggerisce il sottotesto.

Oggi siamo abituati a parlare di viaggio (e turismo) come storytelling, narrazioni, percorsi esperienziali, ma l’invito ad attraversare i luoghi non cambia. La Basilicata, negli ultimi anni, è sempre più una meta conosciuta e ricercata, ma c’è stato un tempo in cui era considerata, letteralmente, terra incognita.

Ne parlò il medico tedesco Karl Wilhelm Schnars che l’attraversò a metà del XIX secolo, poco tempo prima del disastroso terremoto del 16 dicembre 1857.

Proprio per lasciare traccia del viaggio e dei paesi che il sisma buttò giù, mise tutto in ordine nel suo diario di viaggio. Cosa usuale per l’epoca, certo. Ma la bellezza di questo libretto risiede nel modo naturale con cui capovolge l’immaginario romantico a cui Goethe aveva abituato l’Europa: altro che terra rigogliosa e piena di pace. Le strade sono fangose, è difficile trovare adeguata ospitalità senza raccomandazioni altolocate, le carrozze restano impigliate nel selciato, i malintenzionati sono dietro l’angolo. Gli abitanti sono «robusti, forti, laboriosi, modesti, pieni di talento, ma irosi, gelosi, non molto ospitali e socievoli.»

Schnars viaggia nella Basilicata, allora provincia del Regno di Napoli, con stupore e curiosità, senza mistificare, prendendo il buono e il brutto che c’è. Come una persona di buon senso, insomma.

Per chi avesse voglia, il libretto merita una lettura d’un fiato. Qui, approfittiamo per anticiparne alcune preziose – e talvolta ancora attuali – citazioni.

La terra incognita. Diario di un viaggiatore tedesco in Basilicata di K. W. Schnars, Osanna Edizioni

Buona lettura!

Territorio impervio, dai collegamenti difficili, spesso inesistenti. Oggi, come allora

«(…) nell’anno 1846 il re Ferdinando II in una specie di sopralluogo militare attraversò la Basilicata con un reparto dell’esercito, si ritenne questa un’impresa molto ardita; tanto più che per un lungo tempo da parte di sua maestà e del suo seguito non si ebbero notizie. Si favoleggiarono allora cose incredibili su uomini ed animali selvaggi, su foreste impenetrabili, su bande di briganti ed esperienze di tutti i tipi; e si restò non poco sorpresi, un bel mattino, vedendo tutto il corpo della truppa fresco ed allegro rientrare nella capitale dopo aver attraversato Eboli, Salerno, Nocera.»

La diffidenza verso lo straniero come difesa a prescindere

«Ma una voce stridula tuonò: “Non si riceve nessuno e non si apre neanche alcuna lettera”. Questo era il primo saggio dell’antica ospitalità lucana che mi fece, nel vero senso della parola, crepare di rabbia.»

La politica, meglio evitare di dire certe cose

«I discorsi sulla politica vengono scrupolosamente evitati anche in Basilicata e la diffidenza si manifesta nel modo più forte proprio quando si ricorda l’attività di alcune persone influenti nella capitale. Non si ama molto la capitale e la sua vita, e molti cittadini sembrano essersi prefissi di volgerle le spalle per tutta la vita.»

Terra ricca di risorse, ma incredibilmente povera

«Il suolo tutt’intorno è molto fertile e potrebbe fornire nutrimento ad una quantità di persone dieci volte superiore; ma, riguardo all’agricoltura, c’è mancanza di volontà, di amore e di incoraggiamento da parte delle autorità.»

La perenne contesa tra enti locali e “stato” centrale

«(…) sebbene il comune fino a tempi recentissimi non avesse fatto il benché minimo sforzo per la costruzione di strade carrozzabili; indolenza questa del tutto caratteristica per la Basilicata, Calabria e Sicilia. Il re deve fare tutto a sue spese, e se il governo richiede anche solo la riparazione del selciato di qualsiasi città, attraverso cui passi la strada maestra, allora si scontra con intrighi e ostacoli da parte del comune. Potrei citare più di venti località dove da una eccellente strada maestra si passa ad un lastricato pessimo sì da far rompere l’osso del collo.»