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La Basilicata in un vasetto di crema e un ricercatore a Malta

Natura (pixabay)

Ogni prodotto cosmetico ha la sua etichetta, con relativa lista di ingredienti: la legge dice che vanno elencati in ordine decrescente di presenza nel prodotto. Tecnicamente, INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).

Se ora apriste l’armadietto per controllare l’etichetta della crema per il viso all’olio di oliva che utilizzate quotidianamente, scoprireste che di olio ce n’è davvero poco, scritto in piccolo, in fondo in fondo all’elenco. Stessa cosa per le mandorle o l’olio di argan.

A meno che non siate tra quanti hanno incontrato chi ha ribaltato, partendo dalla Basilicata, questa logica.

Manuele Biazzo, potentino, classe 1985, ricercatore emigrato, oggi direttore scientifico dell’Istituto di Farmacologia di Malta, ha prodotto Oli Fit, un rimedio cosmetico naturale completamente made in Basilicata, dalla raccolta delle materie alla lavorazione.

Dentro al vasetto, con il processo di lavorazione elaborato per non aggiungere additivi, ci sono olio di oliva lucano, quello del Frantoio Di Perna, la cera d’api di alcuni apicoltori del Vulture, le ortiche dei terreni dell’agriturismo Bio Agri di Cancellara.

«La verità è che provo a inserire la Basilicata in tutto quello che faccio», un po’ scherza, un po’ no.

Oli Fit è il risultato di un progetto di ricerca e produzione cominciato anni fa, ma decollato sul serio quando Manuele si è accorto «di avere “sotto mano” tutto il necessario», anche grazie al passa parola attivato dalla rete di piccoli produttori disseminati nella Basilicata interna, quella dei sentieri e dei cammini conosciuti dal CAI (Club Alpino Italiano), di cui fa parte la madre Franca.

Il passo successivo è stato la candidatura: il progetto è stato finanziato dal bando europeo Be-Start gestito da Malta, dove vive e lavora da anni.

Superata la fase burocratica – lì decisamente meno disseminata di ostacoli – è partita la parte operativa: selezione, raccolta e trattamento degli ingredienti, con un processo – pure questo realizzato in Basilicata – messo a punto nell’agriturismo lucano che disponeva di un laboratorio adatto a produzioni alimentari.

«A questo progetto hanno partecipato in tanti, piccoli produttori e singoli professionisti, tutti coinvolti nel processo per la fiducia in quello che stavo facendo, qualcuno entrato in corsa più tardi, altri stanno ora piano piano mostrando interesse.»

Allora si può fare? Il punto è questo, il contesto.

A prodotti e processi di qualità va affiancato un contesto di facilitazioni, servizi e condizioni finanziarie che per il progetto Oli Fit si è concretizzato fuori dalla Basilicata.

Manuele via dalla Basilicata è andato per studiare. Dottorato a Bologna, esperienza in Novartis, la consapevolezza che la ricerca in Italia è una strada drammaticamente ostile. Poi un progetto sulla comunicazione scientifica lo ha portato a Malta nel 2013. E lì è rimasto, diventato in poco tempo il direttore scientifico dell’istituto maltese. Con lui la moglie Giusi, scienziata pure lei, che ha accompagnato anche il progetto di Oli Fit.

«Ma la Basilicata trovo sempre il modo di proporla nei miei contesti lavorativi». Nell’istituto è in corso uno studio su pazienti affetti da Parkinson in cui gli effetti di alcuni preparati sul tremolio vengono misurati grazie a un orologio sviluppato da una startup lucana.

Oggi la crema è distribuita in diverse farmacie e spa in Italia e Malta; dall’Austria e dal Giappone arrivano segnali di interesse e richieste. Il prodotto si sta posizionando in un mercato particolare – non certo la grande distribuzione – con un suo profilo definito.

Nel vasetto ci sono solo ingredienti naturali, l’essenza di lavanda serve ad aggiungere un lieve odore gradevole; l’effetto è lenitivo e idratante, con effetti di sollievo registrati anche su alcuni pazienti affetti da lupus e psoriasi. Oli Fit è certificata da EcoBioControl, un’associazione di scienziati italiani fondata da Fabrizio Zago che ha pubblicato il biodizionario, una piattaforma semplice e a disposizione di tutti per controllare l’autenticità dei componenti di creme e preparati.

La domanda di rito: manca l’Italia? «In Italia mancano le strutture e il supporto.»

Peccato – che poi è il ritornello che tv e social network ribadiscono sempre più spesso, con sempre maggiore rassegnazione – perché i ricercatori italiani sono i migliori.

«Le ragioni sono diverse, a partire dalla rabbia che muove la voglia di realizzare un sogno e la consapevolezza del prezzo pagato per provarci. Se vai via per una ragione seria affronti la ricerca in modo molto serio. E poi c’è la ricerca in sé: senza creatività non sarebbe che pratica in laboratorio di analisi.»

La creatività non manca – e nemmeno il rigore –, ma qui il futuro richiede parecchia ostinazione. Per adesso, qualche chilometro più in là, a Malta, il titolare dell’Istituto di Farmacologia ha sposato la proposta di Manuele di fare qualcosa per e con la Basilicata. «Quindi vorremmo avere un centro di eccellenza in Italia, ci stiamo muovendo in questa direzione.» Con ostinazione.