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Basilicata 2020, i cinque obiettivi Ue sono raggiungibili?

La Strategia dell’Unione Europea per il 2020 si propone di raggiungere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. L’economia essendo basata sul reale non richiede competenze o conoscenze particolari per essere compresa, di conseguenza anche la lettura di una strategia europea è alla portata di tutti. Risponde al buon senso. Come immaginiamo il nostro mondo fra sei anni? Immaginiamo un mondo in cui la crescita sia basata sulla conoscenza e sull’innovazione (crescita intelligente), immaginiamo una crescita che utilizzi meglio le risorse a disposizione, senza sprechi, che promuova il riciclo e sia rispettosa del mondo (crescita sostenibile) e immaginiamo una società più coesa, dove si cresca insieme e non alle spese o senza i più deboli (crescita inclusiva).

Ma se le parole non sono accompagnate da una definizione chiara di obiettivi, il tutto si trasforma in una bella visione, che non sarà mai realizzabile. Solo definendo con lucidità gli obiettivi si possono mettere in moto azioni conseguenti e consapevoli. E allora? Dove si vuole effettivamente arrivare?

La Commissione europea propone per il 2020 cinque obiettivi:

  1. lavoro: portare al 75% il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni;
  2. ricerca e sviluppo: puntare a investire il 3% del PIL europeo in R&S;
  3. clima ed energia: obiettivo 20/20/20, ridurre del 20% le emissioni di gas ad effetto serra; portare al 20% la quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale di energia, migliorare del 20% l’efficienza energetica;
  4. istruzione e formazione: ridurre il tasso di abbandono scolastico al 10% e raggiungere il 40% di laureati nella fascia di età tra i 30 e 34 anni;
  5. inclusione sociale e povertà: ridurre del 25% il numero di europei che vivono al disotto delle soglie di povertà, ossia 20 milioni di persone in uscita dalla povertà.

Questi sono valori che si intende raggiungere in media in Europa.

Ma qual è la situazione in Basilicata? E quali le azioni già messe in campo?

  1. lavoro. Forse è l’argomento che sentiamo tutti molto, perché forse senza lavoro è inutile parlare del resto. L’analisi dei dati ISTAT non sono incoraggianti e ci sarà molto da lavorare per il raggiungimento di questo obiettivo. A fronte di un tasso di occupazione sostanzialmente stabile dal 2004 al 2008, intorno al 54%, dal 2009 la situazione è andata costantemente a peggiorare, con un tasso di occupazione che è passato dal 52,8 del 2009, al 51,3 del 2010 fino al 49,9 % del 2013. In attesa dei nuovi programmi operativi regionali, a favore dell’occupazione anche in Italia è partito a maggio di quest’anno Garanzia Giovani per i disoccupati di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Ruolo centrale in questo programma hanno i centri per l’impiego;
  2. ricerca e sviluppo. A fronte di una media nazionale del 1,3, gli investimenti in ricerca in sviluppo in percentuale del PIL in Basilicata sono nel 2010 pari allo 0,7% (Fonte Istat). A conclusione della vecchia programmazione e forse anche nel tentativo di verificare la reazione delle imprese la Regione Basilicata ha pubblicato due avvisi finalizzati a sostenere la ricerca, uno rivolto solo alle imprese con sede a Potenza e uno per le imprese della Basilicata. Soggetto gestore è Sviluppo Basilicata. Per i primi risultati si dovrà aspettare la fine del prossimo anno.
  3. clima ed energia. Per la Basilicata insieme al “lavoro” è sicuramente la priorità di maggiore importanza. La presenza delle estrazioni di petrolio, infatti, rende delicato il tema del clima e dell’energia. Per quanto riguarda il primo indicatore, ossia la riduzione delle emissione dei gas ad effetto serra, secondo l’ENEA (Erika Mancuso, Enea – Unità Tecnica Tecnologia Ambientali, “La contabilità delle emissioni dei gas ad effetto serra a livello locale: le emissioni regionali di CO2”, EAI 1-2/2011) in Basilicata le emissioni in termini di CO2 passano da 2231 kt del 1990 a 3.418 kt del 2006, una crescita notevole nonostante la Basilicata sia comunque tra le tre regioni italiane (insieme al Molise e alla Valle d’Aosta) con minori emissioni in termini assoluti. A livello nazionale tra il 1990 e il 2006 si assiste ad una crescita del 12,7%, passando da 411 milioni di tonnellate a 464 milioni di tonnellate. Per il secondo indicatore, ossia la quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale di energia, l’obiettivo per la Basilicata è pari al 33,1%, ossia a fronte di un CFL (consumo finale lordo di energia) pari a 1.126 Ktep (kilo tep, dove tep sta per tonnellata equivalente di petrolio, ossia la quantità di energia rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio) si ha come obiettivo 372 Ktep di Consumo FER, Fonti energie rinnovabili. Su questo tema cosa è già fatto? FACTOR 20, cofinanziato dalla UE con il programma LIFE. FACTOR 20 è stato promosso da Regione Lombardia, con la partecipazione di Regione Basilicata e Regione Sicilia ed il supporto di Finlombarda Spa e Sviluppo Basilicata Spa. L’obiettivo era innanzitutto creare una base statistica comune per l’energia, definire strumenti e azione di supporto alle politiche energetiche regionali e sperimentare in alcune aree territoriali azioni concrete volte a definire e adottare Piani di Azione Locali.
  4. Istruzione e formazione. In Basilicata nel 2011 l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione riguarda il 1,5% persone tra i 18 e i 24 anni. Per quanto riguarda il numero dei laureati, secondo l’ultimo censimento della Popolazione in Basilicata, è pari al 23,95%.
  5. Inclusione sociale e povertà. In Basilicata nel 2014 la “Percentuale di famiglie per giudizio sulle risorse economiche complessive della famiglia negli ultimi 12 mesi” con giudizio “assolutamente insufficiente” è pari al 7,7%, “scarse” 44,3%.