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Se anche la Basilicata dimentica la Val d’Agri

Se anche la Basilicata dimentica la Val d'Agri

Le prospettive di un territorio si costruiscono prima sulle visioni, poi sulle idee, infine sui progetti. Prendiamo la Val d’Agri, per esempio. Prendiamo il turismo, per esempio.

A giorni alterni si invoca la risorsa “patrimonio artistico-tradizioni-enogastronomia” come vera vocazione e aspirazione della Basilicata intera, figuriamoci della Val d’Agri, terra di petrolio. “Potremmo vivere di solo turismo!” è una frase ricorrente come un mantra.

Ma i dati APT per il 2016 parlano di circa 22mila arrivi e 81mila presenze, in calo rispetto all’anno precedente rispettivamente del 7,6% e del 16,9%. La permanenza media del turista in Val dì’Agri è di 3,72 giorni. Insomma, non proprio un pienone.

Il punto è: cosa si trova di realmente fruibile per un turista sul territorio della Val d’Agri? Cosa si sta mettendo in campo in termini di idee per la promozione turistica dell’area (i soldi potrebbero persino essere un problema secondario in un’area che benefica anche, ma non solo, delle royalties petrolifere)?

Un macroattrattore, di quelli che tanto vanno di moda in Basilicata e che tanto successo vanno riscuotendo?

Però se voglio volare devo andare a Castelmezzano e Pietrapertosa, oppure a San Costantino Albanese; se invece voglio passeggiare su un ponte tibetano sospeso nel vuoto a 120 metri d’altezza devo raggiungere Sasso di Castalda. Bene, allora proverò a concedermi una serata di cultura e spettacolo. Vado a Nemoli a vedere “La Signora del Lago”, oppure a Senise per lo spettacolo sulle origini della Magna Grecia? In alternativa, posso sempre andare a Brindisi di Montagna a vedere “La storia bandita” o a Campomaggiore per la “Città dell’Utopia”.

No, niente attrattori, quindi. Almeno non nell’ambito territoriale di quell’Alta Val d’Agri che nell’immaginario collettivo comincia con la galleria di Marsico Nuovo e finisce con il muro di sbarramento della Diga del Pertusillo.

Ah già, il Pertusillo. La pesca è interdetta perché zona protetta e se non fosse stato per l’intraprendenza di un cittadino che si è guardato bene di infilarsi nella trafila dei finanziamenti pubblici per mettere a frutto la sua idea, anche la bellissima passeggiata sul lago con le bici d’acqua sarebbe ancora un piccolo sogno nel cassetto. Invece si può fare, almeno quello.

C’è poi l’area archeologica di Grumentum, con tanto di Parco Archeologico e Museo Archeologico Nazionale. I dati sugli accessi non consentono grandi entusiasmi: 2.458 paganti al Museo nel 2015, fonte Istat. Certo che se persino il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese – ente che nella sua mission ha la tutela e valorizzazione dell’area protetta –  decide di organizzare la mostra “A passi di biodiversità” e di esporla presso il Museo Archeologico Provinciale di Potenza, che nel 2015 ha staccato 1.626 biglietti d’ingresso…

Ma veniamo alle strutture ricettive. I posti letto non mancano (l’APT ne conta 1.609 tra sistemazioni alberghiere ed extra alberghiere per il 2016 e l’indice di utilizzo delle stesse è del 18,4%!!), i b&b sono nati anche sotto la spinta di bandi pubblici (vedi Comuni di Viggiano e Marsico Nuovo), gli alberghi funzionano bene. Ma la maggioranza degli ospiti rientra in quella fetta di “turismo business” che nasce dalla presenza di una importante attività industriale nell’area.

Servirebbero, dunque, nuove misure di innovazione per dare uno slancio innovativo a queste imprese turistiche, il che si traduce inevitabilmente in formazione del personale.

Ad aprile la Regione Basilicata lancia un bando per la selezione di 75 operatori turistici, sia del settore pubblico che del privato,  per la partecipazione al Progetto “Qualità nel Turismo” che ha come principale obiettivo quello di aumentare la competitività dell’offerta turistica integrata. Le aree di provenienza degli operatori sono: Città di Potenza, Città di Matera, Costa Ionica, Costa Tirrenica, Vulture. No, la Val d’Agri non c’è.

Delle due, l’una: o in Val d’Agri la qualità del turismo è talmente alta da non necessitare una formazione specifica, oppure non importa, facciamo un’altra volta.

Così come bisognerà aspettare il prossimo “Anno che verrà” a Maratea, il terzo consecutivo in Basilicata, per vedere in diretta tv su Rai Uno, la notte dell’ultimo dell’anno, una cartolina dalla Valle. Che attende, immobile, di conoscere il suo destino “alternativo”. Questione di prospettiva, visione, idee e progetti.