17 novembre BasilicataShire

Aggiungi un posto a tavola, il gran rito delle nomine

Il rito delle nomine è il capolavoro della transizione mai finita tra prima e seconda Repubblica.

Restano i riti della prima Repubblica: la fila davanti le porte che contano, le telefonate per ricordare i nomi, le riunioni per provare a dare degli equilibri, le maratone nelle assemblee elettive.

Avanzano claudicanti i riti della seconda Repubblica: lo spoil system, che non è una brutta parola e che significa che chi vince le elezioni ha il diritto di governare e poi di prendersi la responsabilità, ma applicato all’italiana “spoil ma non troppo”, la “decisione” affidata al “numero uno”, attenuata dal fatto che sì decidono i due presidenti (giunta e consiglio) ma solo in seconda battuta.

Della transizione mai finita, o ma voluta far finire, c’è anche un lungo elenco di comitati, commissioni, consigli dove sfugge davvero il perché debba esserci una nomina di un esterno (seste/settime fila della politica politicante) piuttosto che la presenza di un delegato degli “uffici”.

Certo è la dimostrazione che stenta ad affermarsi il modello dell’indirizzo politico separato dall’amministrazione.

Non oso immaginare il compito e il ruolo politico che attende i 14 componenti (tra effettivi e supplenti) del comitato misto paritetico per le servitù militari che ogni sei mesi devono sedersi di fronte a cinque alti ufficiali delle forze armate che spiegano i piani delle esercitazioni militari o i programmi di installazioni militari in una Regione che – è a tutti noto – ha installazioni militari numerose e strategiche!

Tuttavia in una ricerca – sicuramente superficiale – nel sito della Regione Basilicata non c’è traccia alcuna dell’attività di questo importante comitato. Certo è l’effetto della politica pacifista impressa unanimemente dalle forze politiche regionali!

O ancora quale sia l’indirizzo politico dei comitati provinciali per l’edilizia pubblica residenziale, considerato che tutti quei programmi sono oggetto di valutazione e approvazione del consiglio regionale, massima espressione democratica regionale.

E così per vari altri comitati.

Certo c’è posto anche per qualcuno dei 634 che non sono riusciti a conquistare uno scranno nelle recenti elezioni comunali di Potenza.

E c’è posto anche per chi negli ultimi mesi si è sbracciato a indicare nella meritocrazia la strada maestra del rilancio della povera Basilicata e poi è stato chiamato a occuparsi di argomenti ignoti o qualche fustigatore dei pubblici costumi.

Ma si sa, questi sono discorsi buoni solo per gli altri.