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3.717.200 volte Aglianico del Vulture, la corsa inarrestabile del re dei vini

15, 60, 139, 3.717.200: i numeri dell’Aglianico del Vulture (DOC dal 1971 e DOCG dal 2010 per l’Aglianico del Vulture Superiore e Riserva).

In Basilicata ci sono quattro vini DOC, l’Aglianico del Vulture (dal 1971), Terre dell’Alta Val d’Agri (dal 2003), Matera (dal 2005) e il Grottino di Roccanova (dal 2009).

L’Aglianico del Vulture, secondo il disciplinare di produzione, può essere prodotto in 15 Comuni situati nell’area nord della Basilicata, le aziende di produzione nel 2012 sono 60, aziende che commercializzano il vino utilizzando 139 etichette e 3.717.200 è la produzione media annua.

L’Aglianico può essere messo in vendita a partire del 1 settembre dell’anno successiva a quello di produzione, deve avere un titolo alcolometrico volumico totale minimo di 12.5%. La produzione non deve superare le 10 tonnellate per ettaro, con una resa delle uve in vino non superiore al 70%.

Negli ultimi vent’anni la produzione di vino è cresciuta. “Nel 1989 le superfici iscritte nell’Albo dei vigneti della CCIAA di Potenza raggiungevano i 1.230 ettari, con una produzione dichiarata di 5.217 ettolitri; nel 2010 invece, a fronte di una superficie iscritta pari 1.195 ettari, la produzione a DOC è ulteriormente cresciuta, raggiungendo i 21.672 ettolitri.” (“Il vino in Basilicata: dinamiche evolutive del comparto tra qualità e mercato” a cura di Filippo Corbo e Maria Assunta D’Oronzio – 2012).

Non solo, ma secondo l’INEA, le imprese sono passate dalla produzione dell’uva alla produzione del vino. Ciò grazie al consistente aumento del prezzo medio del vino Aglianico del Vulture, che attualmente si colloca in una fascia medio alta.
Ultimamente si sta parlando di produzione biologica nel settore del vino. Ciò appare poco in linea con l’immagine del prodotto. Il biologico porta con sé un bagaglio salutista che è poco attinente con le caratteristiche che tradizionalmente si attribuiscono al vino. Molto probabilmente si dovrà parlare di produzione sostenibile, ossia che impatta il meno possibile sull’ambiente. Qualche anno fa la comunità europea consentiva la possibilità di prevedere contributi per le imprese vinicole soltanto nel caso di produzione biologiche. Successivamente questa limitazione è stata modificata, poste alcuni condizioni generali, il piano di sviluppo rurale di ciascuna regione può stabilire le produzioni che in base alla caratteristiche territoriali possono essere oggetto di finanziamenti. Ciò è sicuramente positivo perché consente di prevedere una politica di intervento più aderente alle specificità territoriali.

Le imprese produttrici del vino Aglianico del Vulture sono oggetto di uno specifico intervento PIF, progetti integrati di filiera, nell’ambito del FEASR, gestito del Dipartimento Agricoltura. Negli obiettivi del PIF –Aglianico del Vulture, nonostante si faccia qualche cenno alla produzione biologica, sembra si ponga maggiormente l’accento sulla sostenibilità ambientale e sulle certificazioni di qualità.