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2017 un anno perso? Ma che economia è questa?

capannoni industriali

Sostiene Bankitalia nell’aggiornamento congiunturale pubblicato il 15 novembre:

  1. nei primi nove mesi del 2017 l’economia della Basilicata ha ripreso a crescere.
  2. l’attività delle imprese manifatturiere è lievemente aumentata, benché prevalgano segnali sfavorevoli in alcune produzioni, tra cui gli autoveicoli.
  3. il comparto estrattivo è tornato a espandersi, sebbene i livelli di produzione rimangano significativamente inferiori al periodo precedente le vicende giudiziarie.
  4. nel settore delle costruzioni sono emersi segnali di una modesta crescita.
  5. nel comparto residenziale i prezzi hanno continuato a crescere, nonostante il numero delle compravendite di abitazioni sia diminuito, dopo il significativo aumento
    del 2016.
  6. il settore dei servizi ha mostrato segnali contrastanti: il numero di esercizi commerciali è rimasto stabile; nel comparto turistico è proseguito l’aumento delle
    presenze.
  7. le esportazioni, che a partire dal 2014 hanno registrato una sensibile crescita, si sono ridotte.
  8. nel primo semestre del 2017 l’occupazione, in crescita in Italia, si è invece lievemente ridotta in Basilicata.
  9. nonostante il calo dell’occupazione, il tasso di disoccupazione è sensibilmente diminuito per effetto dell’aumento della popolazione inattiva.
  10. il credito in regione ha continuato a crescere.

La Basilicata è un motore che gira splendidamente a vuoto!

Se infatti è vero che l’economia cresce, al netto delle estrazioni, non si capisce dove questa crescita avvenga.

O meglio si capisce benissimo: il credito sta sostenendo i consumi in presenza di contraddizioni enormi: dai segnali sfavorevoli nel settore delle auto, alla modesta crescita delle costruzioni (dove però si vendono meno case che costano di più….) alle esportazioni che flettono (né può granché l’export senza auto e petrolio, che cresce sì nei primi sei mesi del 2017 di 22 milioni, ma è niente rispetto alla flessione generale di 229 milioni!), alla riduzione dell’occupazione e all’aumento degli inattivi, cioè quelli che un lavoro manco lo cercano!

Un’economia sempre più povera: i primi dieci settori rappresentano il 94,5% dell’export. La Fiat vale da sola il 77%.

Ma cresce il credito erogato alle famiglie consumatrici.

E il 2017? Un altro anno perso.